
L’ambiente in cui viviamo è sotto pressione costante. Ma a essere in pericolo non sono solo territori e città: anche le nostre acque — mari, laghi e fiumi, in Italia come in Europa — stanno pagando un prezzo sempre più alto.
A questa crisi si aggiunge una minaccia ancora poco conosciuta ma estremamente grave: i PFAS. In Veneto i loro effetti sono già devastanti, una vera emergenza silenziosa che ha contaminato interi territori.
Ma anche in Piemonte la situazione non è trascurabile. È il tema più critico e “silenzioso” nel territorio.
- Studi recenti hanno rilevato presenza elevata di PFAS (sostanze chimiche persistenti) nelle acque potabili del Novarese
- Novara risulta tra le città italiane con concentrazioni più alte di TFA (un PFAS molto difficile da eliminare)
- Queste sostanze:
- non si degradano facilmente
- possono contaminare falde, aria e catena alimentare
- sono associate a rischi sanitari (alcune molecole sono considerate cancerogene)
Non è un problema visibile come lo smog, ma è più strutturale e potenzialmente più grave nel lungo periodo.
I segnali sono chiari. Nel 2023 quasi un terzo delle acque italiane monitorate è risultato inquinato. È quanto emerge dalle analisi condotte da Legambiente con le campagne Goletta Verde e Goletta dei Laghi: centinaia di volontari hanno esaminato coste, foci, canali e laghi, restituendo una fotografia preoccupante dello stato delle nostre risorse idriche.
E non è solo un problema locale. A livello globale, una ricerca scientifica evidenzia come solo una minima parte delle popolazioni ittiche nei fiumi sia riuscita a sopravvivere agli impatti delle attività umane.
Anche simboli del nostro territorio non sono risparmiati. Nell’estate del 2023, il fiume Ticino — un tempo sinonimo di acque limpide — si è trovato coperto da una schiuma anomala. Un segnale evidente di un inquinamento che arriva da lontano, trascinato dalla corrente oltre confini e infrastrutture.
Scaricare sostanze inquinanti in un canale o direttamente in un fiume non è solo un gesto irresponsabile, ma un reato vero e proprio. Eppure, in contesti fortemente urbanizzati e industriali, questi episodi continuano a verificarsi con inquietante frequenza.
Il problema è anche strutturale: controllare capillarmente corsi d’acqua complessi è difficile, e quando l’inquinamento parte da monte, i suoi effetti si propagano senza possibilità di arresto lungo tutto il corso del fiume. Ciò che entra oggi in un canale, domani lo ritroviamo chilometri più a valle.
Non si tratta di casi isolati. Negli ultimi anni, diverse segnalazioni hanno trovato spazio anche nella cronaca locale. MilanoToday, ad esempio, parlava di un allarme nel Parco del Ticino: scarichi fognari che, attraverso il canale scolmatore di Abbiategrasso, finirebbero per contaminare le acque della riserva naturale, compromettendo un ecosistema fragile e prezioso.
Per capire meglio cosa sta succedendo al Ticino e quali sono i rischi reali, abbiamo raccolto il punto di vista di Stefano Marconi, da anni impegnato sul campo nella difesa del fiume. Presidente del Comitato per la Salvaguardia del Ticino e consulente in ambito ambientale e ittico, Marconi conosce da vicino le trasformazioni di questo territorio, minacciato da urbanizzazione e inquinamento crescente. A lui chiediamo:
Il Ticino è minacciato su più fronti: dall’inquinamento idrico al disboscamento per ragioni infrastrutturali. Come vedi il futuro del tuo Fiume e dei boschi che lo circondano?
“Sicuramente la situazione non è delle più rosee, ma per quanto riguarda l’inquinamento delle acque sono in programma alcune opere di potenziamento di depuratori ed anche le “famose” vasche di laminazione del C.S.N.O (Canale Scolmatore di Nord Ovest).
Certo poi che “tra il dire e il fare” ne passa, ma speriamo che questi interventi si concretizzino in breve tempo. I boschi risentono indubbiamente della presenza dell’aeroporto di Malpensa che ha avuto un impatto negativo nei confronti dello stato fisiologico dei boschi lungo il fiume, soprattutto provocando danni alle querce, specie caratteristica della zona. In più si nota l’instaurarsi di specie di origine alloctona, come l’ailanto, che entra in competizione per le risorse con la vegetazione locale, anche se in boschi di climax, per capirci all’ultimo stadio e quindi vecchi, l’insediamento dell’essenza straniera avviene con maggiore difficoltà.
Prevedere un futuro è difficile ma credo che tutto dipenda dalla voglia di prestare attenzione all’ambiente e al fiume, soprattutto perché il parco del Ticino è rimasto l’unico vero corridoio ecologico del nord Italia.
L’attuazione di misure di mantenimento dei boschi e l’implementazione della depurazione delle acque sarebbero sicuramente dei bonus che andrebbero giocati al più presto”
IL PERICOLO DEL PFAS
In 100 grammi di pesce, 14 volte i limiti massimi di Pfas: l’Inchiesta Svizzera che ha analizzato le acque del lago Maggiore e quelle dei suoi affluenti fra cui il fiume Ticino e il cui risultato deve allarmarci!
Dei 10 pesci pescati in varie zone, 7 presentano quantitativi di PFas al di sopra dei limiti tollerabili per l’essere umano stabiliti dall’Unione europea. In certi casi anche oltre dieci volte al di sopra.

Che cosa sono i composti Pfas e quanto danneggiano la nostra salute?
Sta per sostanze per- e polifluoro alchiliche (Pfas), un ampio gruppo di composti contenenti fluoro, sintetizzate dall’uomo resistenti al calore, all’acqua e agli oli. I Pfas sono composti chimici utilizzati a partire dalla metà del secolo scorso in diversi settori dell’industria, a cominciare da quella alimentare e dell’abbigliamento. Vengono chiamati inquinati eterni perché potrebbero rimanere nell’ambiente per centinaia, se non migliaia di anni.
Sono più di 1.600 in Italia, oltre 17mila in tutta Europa i siti contaminati da Pfas, detti anche inquinanti eterni per la loro capacità di rimanere a lungo nell’ambiente. A censirli ci ha pensato il Forever Pollution Project, un’inchiesta giornalistica che ha coinvolto 17 testate in tutto il continente guidato dal francese Le Monde.
I processi industriali in cui i PFAS sono coinvolti sono moltissimi grazie alla loro resistenza e alla loro scarsa affinità sia con acqua sia con i grassi. Si tratta infatti di sostanze idrorepellenti e oleorepellenti.
CONSEGUENZE SU AMBIENTE E SALUTE
Come si diffonde la contaminazione
Quando sostanze come i PFAS vengono disperse nell’ambiente — per smaltimenti illegali o processi industriali non controllati — il loro percorso è invisibile ma devastante. Si infiltrano nel suolo, raggiungono le falde acquifere e, attraverso l’acqua, finiscono nei campi coltivati. Da qui entrano direttamente nella nostra alimentazione, arrivando sulle nostre tavole.
Negli ultimi anni questi composti sono diventati un tema centrale per la loro persistenza e per i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute umana. I casi emersi tra Veneto e Lombardia, legati alla contaminazione delle acque destinate al consumo quotidiano, hanno acceso un campanello d’allarme che non può più essere ignorato.
Il problema principale è la loro capacità di accumularsi. Una volta dispersi, i PFAS non scompaiono: si concentrano negli organismi viventi e risalgono la catena alimentare, arrivando fino all’uomo. L’esposizione avviene soprattutto tramite ciò che beviamo e mangiamo.
Le ricerche scientifiche stanno progressivamente facendo luce sui possibili impatti: si segnalano correlazioni con alterazioni metaboliche, effetti su fegato e sistema endocrino, interferenze con il sistema immunitario e riproduttivo, oltre a un possibile legame con alcune patologie tumorali. Si tratta di evidenze ancora oggetto di studio, ma già sufficienti a delineare un quadro di attenzione elevata.
Non solo acqua: ecosistemi in trasformazione
Le conseguenze sono evidenti anche negli ecosistemi acquatici. In Europa si è assistito negli anni a un progressivo cambiamento delle specie presenti nei fiumi: molte specie autoctone, come storioni e salmoni, hanno lasciato spazio a specie più adattabili e invasive.
Questo fenomeno non è casuale. Le modifiche operate dall’uomo — dighe, deviazioni, bacini artificiali — hanno trasformato i fiumi in ambienti profondamente diversi da quelli originari, favorendo specie in grado di adattarsi meglio a queste nuove condizioni. Così, pesci come carpe e persici trota sono diventati sempre più diffusi.
Come difendersi dagli PFAS?
Considerati i terribili effetti sulla salute umana, è fondamentale capire come difendersi dai PFAS ed evitare ogni possibilità di contaminazione, per quanto possibile. Ma come possiamo, ogni giorno, cercare di evitare questi pericolosi inquinanti?
Molte sono le ricerche in corso, ve ne segnaliamo un paio interessanti:
Come eliminare i PFAS: un caso di studio e Pfas, cosa sono e qual è lo stato della ricerca | Il Bo Live UniPD
Limitare l’uso di prodotti contenenti PFAS
- Scegli utensili da cucina sicuri: evita l’uso di utensili da cucina antiaderenti che contengono PFAS (come il Teflon). Opta per pentole, padelle e teglie in acciaio inossidabile, vetro, ghisa o altri materiali sicuri per la cottura.
Ricorda che i PFAS possono essere presenti anche in carta oleata e pellicola trasparente, quindi cerca alternative come la carta da forno non trattata o contenitori di vetro per avvolgere gli alimenti. - Leggi le etichette dei prodotti: prenditi il tempo per leggere attentamente le etichette dei prodotti per la cura personale, come detergenti, shampoo, creme idratanti e cosmetici. Scegli prodotti per la pulizia e per l’igiene che dichiarino di essere privi di PFAS o che siano etichettati come “senza PFAS”.
- Limita l’uso di prodotti impermeabili: riduci l’uso di prodotti che presentano rivestimenti impermeabili, come capi di abbigliamento, tappeti, biancheria da casa o tessuti trattati per resistere alle macchie. Questi prodotti potrebbero contenere PFAS che possono venire rilasciati nel tempo.
L’acqua potabile è il principale veicolo di intossicazione da PFAS.
Se i livelli di PFAS della tua rete idrica sono oltre la norma, dovresti prendere delle precauzioni: l’installazione di un sistema di filtrazione adatto può ridurre significativamente i livelli di PFAS che assumi attraverso l’acqua del rubinetto. Assicurati di utilizzare impianti di alta qualità progettati per rimuovere i PFAS
