
Pesa meno di una moneta. Eppure vive dove noi non possiamo: nel cielo.
Il rondone (Apus apus) non si ferma mai. Non si posa sui rami, non si appoggia sui fili, non dorme su un tetto.
Per mesi interi resta in volo continuo — mangia, beve, dorme sospeso nell’aria, a mille metri sopra le nostre teste.
Quando scende, lo fa per un solo motivo: dare vita. Torna sempre nello stesso punto. La stessa crepa sotto la stessa tegola. Anno dopo anno, con una fedeltà impressionante. Quello che per noi è un difetto del tetto, per lui è casa.
E lì cresce i suoi piccoli — portando ogni giorno migliaia di insetti catturati in volo: zanzare, moscerini, afidi.
Silenziosamente, fa un lavoro che noi nemmeno vediamo.
Poi arrivano i lavori. Il “miglioramento energetico”.
Le fessure si chiudono, le tegole si sigillano, le pareti diventano perfette.
Perfette per noi. Inabitabili per lui.
Basta una ristrutturazione fatta senza attenzione — e una colonia che tornava da decenni sparisce per sempre.
Eppure è protetto dalla legge. Eppure ogni anno scompare un po’.
A giugno lo senti: quel grido acuto, veloce, che attraversa i tetti al tramonto. È l’estate. È vita. È equilibrio. Il giorno in cui non lo sentirai più non sarà solo silenzio.
Sarà un pezzo di città che abbiamo perso.
