Il tema della contrapposizione Usa/Urss tenne banco all’inizio degli anni Ottanta, specialmente dopo l’elezione alla Casa Bianca del repubblicano Ronald Reagan, già attore non certo memorabile, e che arrivò a definire l’apparato sovietico come l’impero del male. Un ping pong d’accuse e vertici congiunti per la riduzione degli arsenali nucleari, pure nel 1984, quando le XIV Olimpiadi d’inverno si spostarono a est del baricentro geopolitico, per l’esattezza a Sarajevo, nella zona bosniaca della Federazione Jugoslava, da poco orfana del carismatico leader Josip Broz, per tutti maresciallo Tito; l’8 febbraio la fiamma venne accesa nel capiente stadio Kosevo, in una città emblema di tensioni etniche, dando il via alle competizioni in cartellone. Sovvertendo pronostici e gerarchie politiche, la Ddr sopravanzò nei successi gli alleati targati Cccp, mettendo nel carniere 9 ori, 9 argenti e 6 bronzi, rispetto ai 6 allori (più 10 a e 9 b) degli eredi di Lenin, che comunque superarono gli statunitensi fermi a 4. Al di là dei colossi sportivi, da menzionare la fondista finnica Marja Liisa Kirvasniemi, che si portò a casa 3 ori individuali, (5km, 10 km e 20km), più un bronzo in staffetta, invece il futuro marito venne beffato dallo svedese Gunde Svan, nella 15 km maschile; dalla resistenza fisica alla leggiadria dei pattinatori di figura, nella fattispecie la coppia britannica Jane Torvill e Christopher Dean, che per 12 volte ricevettero dai giudici il punteggio massimo. Adrenalina anche dallo sci alpino, dove la diciottenne svizzera Michela Figini s’accaparrò la discesa libera, sbaragliando il corposo campo delle concorrenti, e lo stesso dicasi per l’azzurra Paola Magoni, che arrivò davanti a tutte le avversarie più quotate nella prova di slalom, caratterizzata da molte cadute. A completare il bottino italiano, l’affermazione del carabiniere altoatesino Paul Hildgartner, campione nello slittino, dodici anni dopo i fasti di Sapporo ’72. Cartoline dalla Jugoslavia, che precedettero l’ostentazione dei Giochi estivi di Los Angeles, tesi a glorificare la potenza economica e tecnologica degli States, mentre Oltrecortina cominciava a risplendere la stella del riformista Mikhail Gorbaciov, al vertice dell’Urss.
Ricorrenti le schermaglie dialettiche, fra gli emblemi del capitalismo e del socialismo reale, di concerto a incontri formali fra le delegazioni americane e sovietiche, pure alla vigilia dei Giochi nevosi 1988, ospitati dalla canadese Calgary; intanto, un novello fuoriclasse dello sport italiano stava emergendo poderosamente: il guascone bolognese Alberto Tomba, un autentico fulmine fra i paletti degli slalom. Dal 13 al 28 febbraio tutti idealmente in Canada, al fianco del formidabile Albertone, chiamato a destreggiarsi in strutture create attraverso investimenti importanti, sfidando pure il … vento caldo di chinook. Primattrice indiscussa anche la tedesca orientale Katarina Witt, regina del pattinaggio di figura, che riconfermando il suo oro corroborò il palmares Ddr (9 o, 10 a, 6 b), seconda alle spalle dell’Urss (11 – 9 – 9), la cui selezione trionfò come spesso le accadde nell’hockey e in alcune frazioni del fondo; restando sul ghiaccio, ma in ambito velocità, un trittico aureo per l’olandese Yvonne Van Gennip, eguagliata dal saltatore finlandese Matti Nykanen, che superò il più elegante britannico Eddie Edwards. Cinemtografica, nel senso letterale del termine, la compagine dei bobbisti giamaicani, adottati con affetto dal competente pubblico presente, ma veniamo a Tomba “la bomba”; sensazionale e inavvicinabile nel gigante del 25, dove fece risuonare l’inno di Mameli, sabato 27 si ripresentò al cancelletto per lo speciale, sulla pista di Nakiska. In concomitanza della sua gara, la finale canora di Sanremo, ma l’entusiasmo popolare costrinse i vertici Rai a interrompere il Festival, per trasmettere la diretta della 2° manche; cantanti in momentaneo stand-by, invece Alberto si assicurò il bis dorato, fra scene di giubilo collettivo… Istantanee di un’altra Italia, di sicuro meno tecnologica, ma decisamente più sentimentale e umana, rispetto a oggi (7 – continua).

