
La natura non è solo bellezza: è una risorsa essenziale che sostiene le fondamenta stesse dell’economia globale.
I suoi elementi generano servizi fondamentali per la nostra vita quotidiana e per ogni attività produttiva: dall’acqua pulita alla fertilità dei terreni, dall’aria respirabile all’impollinazione, dalla regolazione climatica all’assorbimento del carbonio, fino alla difesa contro eventi climatici estremi.
Queste funzioni naturali, sebbene raramente valorizzate nei bilanci economici, sono il motore nascosto di interi settori produttivi.
Secondo la BCE, il 72% delle aziende nei Paesi dell’eurozona dipende da almeno uno di questi servizi, mentre il 75% dei finanziamenti bancari alimenta comparti che ne beneficiano. La riduzione della biodiversità, quindi, non è solo un problema ambientale: può tradursi in instabilità economica e crisi di approvvigionamento, mettendo a rischio la resilienza ai cambiamenti climatici.
Anche la Banca Mondiale conferma: la sola perdita di tre servizi ecosistemici chiave – impollinatori, risorse ittiche e legname – potrebbe far crollare il PIL globale di oltre 2.700 miliardi di dollari entro il 2030. La natura, insomma, non è un extra, ma un capitale economico di primaria importanza.
Il patrimonio naturale italiano rappresenta un delicato equilibrio tra una straordinaria ricchezza ambientale e un’elevata esposizione a rischi strutturali. Sebbene l’Italia sia tra i Paesi europei con la più ampia varietà di ecosistemi, questa biodiversità è messa sotto pressione da fenomeni come il consumo di suolo, l’inquinamento idrico, la diffusione incontrollata delle aree urbane e gli impatti sempre più visibili della crisi climatica.
L’Italia è uno scrigno di biodiversità unico nel suo genere, e uno dei Paesi con la maggiore diversità biologica, che comprende 7.000 specie vegetali e 58.000 specie animali.
Tale ricchezza è tutelata attraverso un articolato sistema di protezione a terra e a mare, rafforzato dall’adozione della Strategia Nazionale per la Biodiversità, orientata al raggiungimento di due obiettivi strategici entro il 2030: costruire una rete nazionale coerente di aree protette e ripristinare gli ecosistemi terrestri e marini, migliorandone la gestione.
Il deterioramento progressivo delle condizioni ambientali sta riducendo la capacità degli ecosistemi di autorigenerarsi e di fornire quei servizi indispensabili alla nostra economia e qualità della vita.

Secondo i dati dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), in Italia 58 ecosistemi terrestri sono in pericolo: 7 sono già in condizioni critiche, 22 risultano a rischio elevato e 29 sono considerati vulnerabili. Solo 4 ecosistemi appaiono attualmente stabili, mentre 5 non presentano minacce note. Anche il Sesto Rapporto sul Capitale Naturale, redatto dal Ministero dell’Ambiente, evidenzia che quasi un quinto del territorio nazionale è soggetto a pressioni ambientali, percentuale che raddoppia se si prendono in esame le aree naturali o seminaturali, le più fragili e soggette al degrado.
Senza interventi efficaci per proteggerle e valorizzarle, queste risorse rischiano di passare da forza a fragilità, con ricadute non solo ambientali, ma anche economiche.
La biodiversità entra negli investimenti sostenibili e responsabili. Lo dice anche l’ONU
Cos’è la biodiversità? La biodiversità può essere intesa come l’insieme delle differenze tra tutti gli esseri viventi: include la varietà genetica all’interno di una stessa specie, la diversità tra specie diverse e la ricchezza degli ecosistemi in cui vivono. Attualmente, la scienza ha catalogato circa 1,75 milioni di specie, ma le stime sul numero reale variano da poco più di 3 milioni a oltre 100 milioni, con nuove scoperte che ampliano costantemente il quadro.
Questa varietà biologica è fondamentale per il funzionamento della Terra: sostiene l’equilibrio della biosfera, regola i cicli naturali di nutrienti e clima e rafforza la resilienza degli ecosistemi. In sostanza, maggiore è la biodiversità, maggiore è la capacità di un ambiente naturale di rispondere e adattarsi ai cambiamenti, garantendo così la sua continuità e quella delle specie che lo abitano.
La relazione tra biodiversità e scelte di investimento è ormai entrata anche nell’agenda delle Nazioni Unite, dove si afferma quindi che la natura non è solo bellezza: è una risorsa essenziale che sostiene le fondamenta stesse dell’economia globale. E forse sarà questo il segreto per la sua vera sopravvivenza!

