Quelle oleografiche immagini di serenità, incarnate dalle spiagge affollate e dalle soavi balere, passando per auto ed elettrodomestici alla portata di tante famiglie, il tutto sublimato da invitanti spot, lasciarono spazio a inquietudini e preoccupazioni, che rigurdavano soprattutto gli studenti e la classe operaia. Un contesto sociale incandescente, che il 6 febbraio 1968 scrutò con attenzione l’anziano presidente ed ex generale Charles De Gaulle, impegnato nel discorso d’apertura dei X Giochi invernali, nell’impianto olimpico di Grenoble. Frasi intrise di retorica stantia, nell’intento di mostrare al mondo una Francia moderna e dinamica, che investì parecchi capitali e comunque si dimostrò una scrupolosa padrona di casa, decentrando le competizioni in cinque diverse stazioni invernali, nemmeno troppo vicine fa loro; ospitalità e strutture all’avanguardia, specie in ambito dello sci alpino, dove l’autoctono Jean Claude Killy emulò il Toni Sailer di Cortina, ossia: discesa libera … oro, slalom gigante … oro, e slalom speciale ovviamente … oro. Camionate d’orgoglio patrio per i transalpini, ma pure l’Italia conobbe i propri momenti di gloria, sotto la spinta del bobbista Eugenio Monti, il mitico “Rosso Volante”, che trascinò il proprio equipaggio al trionfo sia nella gara a due, che in quella a quattro. Norvegia di un’inezia (6 ori vs 5) in cima al computo delle medaglie, precedendo gli atleti targati Urss, ignari strumenti di una propaganda illiberale, che avrebbe toccato il proprio culmine in agosto, soffocando l’illusoria ventata democratica sprigionata dalla cosiddetta “Primavera di Praga”; gaudio anche per la performance del nostro Franco Nones, che nella 30km di fondo disputata nella valle di Autrans, sbaragliò il campo, lasciandosi alle spalle scandinavi e sovietici, tradizionali e inavvicinabili domintori delle specialità dello sci nordico. Il 18, completati gli eventi in calendario, il rituale passaggio di testimone alla nipponica Sapporo, secondo appuntamento olimpico per il Sol Levante, dopo la rassegna estiva di Tokyo ’64, che precedette l’imminente kermesse di Mexico City, in autunno.

Davvero dense di significati extrasportivi le giornate messicane, decollate con il massacro di Piazza delle Tre Culture, dove i militari spararono su studenti e lavoratori inermi, uccidendone qualche centinaio, mentre qualche atleta manifestò il proprio dissenso; di concerto a dei record strabilianti, il pugno guantato dei velocisti afroamericani Tommie Smith e John Carlos, che senza scarpe sul podio abbassarono lo sguardo sulle note dell’inno Usa, in segno di protesta contro l’ancora vigente segregazione razziale, altresì la ginnasta ceca Vera Caslavska fece lo stesso con quello sovietico, dopo l’invasione militare della Cecoslovacchia. Schegge vivide di Sessantotto, invece Sapporo 1972 riportò un clima disteso e pacifico nei Giochi; dopo l’annullamento bellico del 1940, la città giapponese si mostrò alquanto all’altezza dell’evento, racchiuso fra il 3 e il 13 febbraio 1972, con tutti gli impianti di gara che parvero agli occhi dei telespettatori come ultra avveniristici, nonchè decentrati su un’area piuttosto vasta. Unione Sovietica avanti a tutti nel plotone dei medagliati, enumerando 8 ori (più 5 argenti e 3 bronzi), di cui tre acciuffati dalla fondista Galina Lulakova. Medesimo bottino per l’olandese Ard Schenk, eccelso pattinatore, mentre destò sorpresa il tripudio aureo di Paco Fernandez Ochoa, il quale beffò il nostro Gustav Thoeni nello slalom speciale; un alloro storico per la Spagna, altresì il fuoriclasse di Trafoi si rifece alla grandissima nel gigante, regalando agli appassionati azzurri sequenze agonistiche memorabili. Fratellanza e sorrisi, ma in settembre, nella tecnologica e inappuntabile Monaco di Baviera, i cinque cerchi olimpici vennero lordati di sangue umano, a seguito dell’attentato degli estremisti palestinesi di Settembre Nero, ai danni di atleti d’Israele. Enormi invece le tensioni sociali nel Belpaese, che a breve avrebbe pianto l’assassinio del commissario Luigi Calabresi, per mano di militanti di Lotta Continua, ma intanto stava nascendo la prodigiosa Valanga Azzurra dello sci… (5 – continua).