Gli anni Settanta presentavano un’Italia sicuramente più matura e al passo coi tempi, dove lo Statuto dei Lavoratori forniva maggiori garanzie ai salariati, il divorzio venne confermato dal referendum abrogativo, e dove venivano equiparati i coniugi all’interno della famiglia; in questo contesto, lordato comunque dalle stragi al tritolo di matrice neofascista, e la lotta armata dell’ultrasinistra, gli italiani scoprirono lo sci. Merito soprattutto dei campioni della cosiddetta “Valanga Azzurra”, su tutti Gustav Thoeni e Piero Gros, che lasciarono le briciole agli avversari, fra il 1971 e il ’75; ragion per cui si guardava con ottimismo alle Olimpiadi 1976, di nuovo nella tirolese Innsbruck, dopo la rinuncia di Denver (Usa), per costi ritenuti troppo elevati. Dal 4 al 15 febbraio, la Rai tv garantì un’ampia copertura dell’evento, data la cospicua popolarità degli sport invernali, che presentava un programma più composito dei precedenti. Grandiose le aspettative per gli appassionati azzurri, i quali però dovettero ingoiare qualche … rospetto, dato che la splendida coppia Gros/Thoeni demolì i rivali in slalom, per una doppietta tricolore pregiatissima e favolosa, mentre dal gigante e dalla combinata non arrivò proprio nulla, lasciando l’amara sensazione che lo squadrone nazionale fosse al canto del cigno, o quasi. Nella discesa libera invece, l’adrenalina della velocità premiò l’austriaco Franz Klammer, il super asso della specialità, che sul filo dei centesimi beffò il rossocrociato Bernard Russi, giò oro a Sapporo 1972; spettacolare inoltre le performance della tedesca Rosi Mittermaier, sul gradino più alto in discesa e slalom, aggiungendoci l’argento nelle porte più larghe e la Coppa del Mondo ’76. Ovviamente lo sci offuscò le altre discipline, che videro l’Urss primeggiare con 13 ori, 6 argenti e 8 bronzi, davanti agli alleati strategici della Ddr (7 – 5 – 7), quale antipasto alla futura kermesse estiva di Mosca 1980, mentre i XIII Giochi nevosi si sarebbero disputati a Lake Placid (Stati Uniti): salomonica spartizione fra SuperPotenze, nell’alveo della Guerra Fredda.

L’Italia ancora scossa dall’omicidio Moro, seguì con relativo distacco le vicende agonistiche statunitensi, fra il 14 e il 23 febbraio 1980, in virtù delle risicate possibilità di medaglia per i nostri atleti; in effetti i foschi vaticini si avverarono, invece l’abbinata Urss/Ddr primeggiò senza … ritegno alcuno, facendo risuonare il proprio inno rispettivamente in 10 e 9 circostanze, più una dozzina fra argenti e bronzi a testa, con gli ospitanti fermi a 6 titoli, di cui 5 ascrivibili al fenomenale pattinatore Eric Heiden, che s’assicurò tutte le competizioni di velocità in palio. Fra i convocati nella spedizione sovietica, da segnalare l’abnegazione di Aleksandr Tichonov nel biathlon, il quale, emulando il discobolo americano Al Oerter, si garantì il 4° alloro olimpico di filata, per una dorata serie avviata nel ’68. Lo sci alpino conobbe due mattatori d’eccezione, ossia il campionissimo svedese Ingemar Stenmark, padrone assoluto dei due slalom, e la portabandiera del piccolo Liechtenstein, ossia Hanni Wenzel, che come lo scandinavo s’appropriò delle manche fra le porte, sommando pure l’argento in libera e la Coppa del Mondo 1980, mentre il fratello Andreas si garantì quella maschile. Sovietici maramaldi negli Usa, anche se il 6° titolo statunitense arrivò dall’hockey su ghiaccio, dove la compagine a stelle e strisce sconfisse l’inaffondabile bandiera rossa, tanto che i mass media locali lo definirono “Miracolo sul ghiaccio”; un contro-smacco fragoroso, insieme a tante rivincite in altri sport, previste per l’estate, anche se l’invasione militare dell’Afghanistan, orchestrata dal Cremlino, condusse al boicottaggio di Mosca ’80 della delegazione americana, di quella tedesca occidentale e altre, altresì l’Italia partecipò senza bandiera e atleti militari in servizio permanente ed effettivo. (6 – continua).