Come tutti sapranno, fra il 6 e il 22 febbraio 2026, l’Italia ospiterà per la 4° circostanza i Giochi Olimpici, dopo le meravigliose edizioni di Cortina 1956, Torino 2006 e soprattutto Roma 1960, ossia le “Olimpiadi dal volto umano”, quelle di Livio Berruti trionfatore sui 200m, del giovanissimo Cassius Clay e del maratoneta etiope scalzo, ossia Abebe Bikila, che tagliò in solitaria il traguardo, sotto l’arco di Costantino.

La kermesse romana finora resta l’unica estiva, disputata qui nella Penisola, ma in questo momento ci preme tracciare un percorso storico concernente i Giochi della neve e del ghiaccio, venuti alla luce poco più di cent’anni fa a Chamonix, in Francia, per l’esattezza fra il 25 gennaio e il 4 febbraio 1924. L’edizione pilota avversata dal conservatore Pierre De Coubertin, il blasonato presidente e deus ex machina del Comitato Olimpico Internazionale, che ricordiamo non gradiva per nulla la presenza di concorrenti donne, le quali infatti non vennero iscritte alla gare di Atene 1896, quando la fiaccola cominciò ad ardere in età moderna, rievocando i fasti e le tradizioni della Grecia classica, su tutte la pace fra i popoli durante le manifestazioni agonistiche, e appunto soltanto uomini nelle varie competizioni.

Un avvio in sordina e svariati intoppi logistici, inclusa la contorta denominazione di Settimana Internazionale degli Sport Invernali; gare di bob, pattinaggio artistico e velocità, sci di fondo e salto dal trampolino, con oggettivamente scarso risalto tecnico. Da quel frullato di agonismo, passione e puro dilettantismo, emerse il norvegese Thorleif Huag, vincitore della 20km, della 50km e della combinata nordica del fondo, mentre l’austriaca Herma Szabo Plank s’aggiudicò il concorso individuale di pattinaggio, l’unica concessione alle atlete donne.

In ogni caso, come già ad Atene al tramonto dell’800, il seme venne gettato, e già l’edizione di St.Moritz 1928 venne battezzata come Giochi Olimpici Invernali. Dall’11 al 19 febbraio, nella notissima località vacanziera elvetica, si tennero le competizioni di bob, skeleteon, hockey. pattinaggio e sci nordico, con la Norvegia che si confermò regina del medagliere con 6 ori, tra cui quello della quindicenne Sonja Henie, davanti a tutte nella sessione artistica sulle affilate lame, altresì lo svedese Gillis Grafstrom s’impose fra i ragazzi, dopo aver già acciuffato un titolo aureo ad Anversa 1920, in quei Giochi a cinque cerchi che si tennero nel liberato Belgio, una manciata di mesi dopo il termine della catastrofica 1° Guerra Mondiale.

Mantenendo la cadenza quadriennale, come per le “sorelle della bella stagione”, tra il 4 e il 15 febbraio 1932 si varcò l’Oceano Atlantico, in direzione Lake Placid, in quegli Stati Uniti che stavano uscendo dalla “Grande Depressione” economica, post crollo di Wall Street, e che avrebbero organizzato anche le Olimpiadi in estate a Los Angeles, il debutto del trittico californiano: 1932 – 1984 e 2028. Confermati tutti gli sport in cartellone, con l’aggiunta a titolo dimostrativo del curling e della corsa coi cani da slitta. Americani davanti a tutti negli ori, ben 6 come i norvegesi nel ’28, in sinergia alla curiosità dell’inarrivabile team del bob a quattro a stelle e strisce, dove nel poker di componenti figurava anche Eddie Egan, già trionfatore ad Anversa nel pugilato, mentre la Henie ribadì la propria leggiadra supremazia nel pattinaggio. Stabilito oltremodo il ritorno nel Vecchio Continente per il ’36, con fulcro delle gare Garmisch Partenkirchen, cuore montano di una Germania che stava transitando dalla democrazia di Weimar a una delle più feroci e sanguinarie dittature che la storia umana ricordi. (1 continua).