Lo scrittore milanese si è imposto con “I convitati di pietra” (Einaudi), che ha raccolto 190 voti. Al secondo posto Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore”.
Ha vinto il Premio Strega “I convitati di pietra” di Michele Mari, pubblicato da Einaudi, con 190 voti. Il romanzo mette in scena trenta ex studenti del liceo Berchet di Milano che, una volta diplomati, si danno appuntamento a cena una volta all’anno, sempre nello stesso locale. A ogni incontro ciascuno mette dei soldi in un fondo comune, destinato ai tre che resteranno vivi più a lungo: una specie di scommessa contro la morte, che attraversa gli anni dal 1975 al 2050.
Il risultato non ha riservato sorprese. Mari partiva da favorito e ha mantenuto il vantaggio fino alla fine: i 38 voti che lo separavano da Nucci nella sestina sono rimasti gli stessi allo spoglio conclusivo, 190 a 152. Terza “La sonnambula” di Bianca Pitzorno (84 voti), che tra i finalisti è stata di gran lunga la più venduta; poi “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi (78), “Donnaregina” di Teresa Ciabatti (75) e “Vedove di Camus” di Elena Rui (64).
Sul voto non hanno pesato le polemiche delle settimane precedenti, nate da alcune frasi che Mari avrebbe detto sull’aspetto di Michela Murgia, la scrittrice scomparsa nel 2023, in uno scambio con Teresa Ciabatti, anche lei tra i sei finalisti. Chi lo aveva scelto non è tornato sui suoi passi. Resta senza risposta la domanda su chi abbia riferito ai giornali di quel diverbio.
La cerimonia si è svolta per la prima volta in Campidoglio, al posto del tradizionale Ninfeo di Villa Giulia, per far coincidere gli ottant’anni del premio con quelli della Repubblica. Trasmessa in diretta su Rai 3 e condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner, si è chiusa senza intoppi, in una cornice più raccolta rispetto alle passate edizioni. Tra i presenti il ministro della Cultura Alessandro Giuli, rimasto in silenzio per l’intera serata, a un anno di distanza dalla finale che aveva scelto di disertare.
Mari ha 70 anni e per lungo tempo ha insegnato letteratura italiana all’Università Statale di Milano. Pur essendo considerato tra gli autori italiani più personali degli ultimi decenni, non era mai arrivato in finale allo Strega prima d’ora. Ritirando il premio ha giocato sulla propria fama di uomo che non si fa mai fotografare mentre ride: “Io non sono capace di ridere”, ha detto, chiamando subito accanto a sé moglie e figli.
