Domenica 24 e lunedì 25 maggio, i cittadini trecatesi saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco e relativo consiglio comunale, dopo diversi mesi di commissariamento. I candidati alla fascia tricolore e le liste in appoggio sono ormai usciti allo scoperto, ma di questo parleremo successivamente; ora retrodatiamo i calendari di alcuni decenni, planando negli anni 70/80, quando nel paesello campeggiavano giganteschi manifesti elettorali. A colpire la fantasia di noi bimbi e poi adolescenti, non erano tanto i volti delle persone in lizza, quanto i meravigliosi simboli dei partiti dell’epoca, ciascuno con una propria identità e storia. A me personalmente piaceva quello del Partito Liberale (Pli, sic!), per quella bandiera tricolore che mi ricordava quelle sventolanti sugli spalti, durante gli incontri della Nazionale azzurra di calcio (al tempo composta di autentici campioni), guidata dal mitico Ct Enzo Bearzot. Una fanciullesca commistione sport/politica, mentre la rosa radicale e il sole nascente socialdemocratico non mi acchiappavano granchè, con tante scuse postume a Marco Pannella e Franco Nicolazzi.
Naturalmente, tutto era contornato dal chiacchiericcio della gente, incluse le neanche troppo velate critiche a certi candidati, alcuni dei quali ancora in vita, soprattutto all’interno del meraviglioso antagonismo fra democristiani e comunisti, stile don Camillo e Peppone, anche se a differenza di Brescello s’imponevano spesso quelli che andavano in chiesa, come sussurravano i maliziosi. Una semplificazione perfino banale nella sostanza, dove si additavano ideologicamente i senza Dio e/o i baciapile, sostenitori dei due maggiori partiti italiani (e locali), in grado di sfornare classi dirigenti competenti a vari livelli, con terzo incomodo ovviamente il garofano rosso del Psi, sovente alla finestra per comporre la maggioranza dell’ente comunale. Come nella miglior tradizione, non mancavano i buontemponi, che intervenivano nottetempo con pennarelli indelebili sui manifesti elettorali, ritoccando volti, simboli o slogan, come la volta che il grande “DECIDI DC” divenne … “SUICIDI DC”, o come raccontano i trecatesi più anziani, alla vigilia delle elezioni, una mano ignota (?) scrisse: “Viva don Mario, viva Don Lurio”; pasquinate artigianali, in un clima battagliero ma comunque rispettoso, a sottintendere il desiderio di partecipare dei cittadini, che s’identificavano negli esponenti zonali, e a ruota in quelli che vedevano nelle tribune politiche televisive. Intanto fremono le campagne elettorali, e il conto alla rovescia al fatidico momento dello spoglio delle schede, è ufficialmente partito.

