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  • Ultima modifica dell'articolo:14/06/2026
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Storie trecatesi

Nel 1630, Trecate era un borgo di pochi cortili, dove la fede era l’unica arma contro tutto ciò che le persone non riuscivano a capire.

In quella che allora si chiamava via Romentino — oggi via Garibaldi — sorgeva un piccolo cortile abitato da famiglie di contadini.

Le giornate scorrevano lente, tra il lavoro nei campi e il suono delle campane che scandiva le ore.

Tra quelle case ve n’era una appartenente a un uomo semplice e devoto, conosciuto per la sua voce calma e la sua fede incrollabile.

Ogni sera lasciava la casa e si recava in chiesa per recitare il rosario insieme agli altri fedeli.

Una notte d’estate, mentre le preghiere si levavano lente sotto le volte della chiesa, nel cortile scoppiò un incendio improvviso.

Nessuno seppe mai dire come fosse cominciato.

Alcuni parlarono di una scintilla dal camino, altri di un fulmine lontano.

Ma tra la gente si diffuse un’altra voce: che fosse stato il diavolo stesso, infastidito da quella fede sincera, a scatenare il fuoco per distrarre l’uomo e metterlo alla prova.

Le fiamme divamparono in fretta, e il bagliore si rifletteva sulle mura della via.

Alcuni corsero in chiesa per avvisarlo:

«Corri! La tua casa brucia!»

Ma lui, con il rosario ancora tra le dita, rispose soltanto:

«Devo finire la preghiera. Se Dio vuole, la casa mi aspetterà.»

Quando il fuoco si spense, il cortile era ridotto in cenere.

Tutte le abitazioni erano state distrutte, annerite e crollate.

Tutte, tranne la sua casa.

E sul muro che dava verso la strada, sopra il portone, la sua finestra era rimasta intatta.

Non una crepa, non un segno di bruciatura: solo il silenzio e la pietra intatta.

Da quel giorno, la gente di Trecate cominciò a chiamarla “la finestra che non brucia”.

E ancora oggi, chi passa lungo via Garibaldi e alza lo sguardo, può vedere quella stessa finestra, rimasta immobile nel tempo — la finestra che il diavolo non riuscì a distruggere.

Col passare degli anni e delle generazioni, la memoria di quei fatti si è del tutto perduta.

Solo la finestra resta, muta testimone di una storia che nessuno ricorda più davvero.


La finestra esiste ancora oggi. Si può vedere in via Garibaldi sopra un portone che porta ancora ora il simbolo degli Sforza.

Questa leggenda e’ stata ripresa dal libro “Trecà un quai an fà” edito dalla pro loco trecatese.