Dalla camera d’hotel di San Vincenzo ai miracoli sulla sirena del PalaAgil: gli anni di Stefano Gambaro alla guida del Basket Club Trecate

Raccontare i trent’anni del Basket Club Trecate non significa soltanto sfogliare un polveroso album di tabellini, promozioni e statistiche. Significa, prima di tutto, parlare di scelte umane, di coraggio sportivo e di una sana, lucida follia. C’è un filo rosso che ha sempre definito il DNA del BCT: la capacità di credere nelle persone prima ancora che nelle etichette o nell’esperienza scritta su carta, gettando il cuore oltre l’ostacolo e affidando responsabilità pesantissime a chi aveva fame, passione e idee chiare. È stato così con i giovani cresciuti nel nostro vivaio, ed è stato così anche quando si è trattato di scegliere chi doveva guidarli dalla panchina.

La storia di oggi racconta un passaggio di testimone perfetto: l’arrivo a Trecate di un ragazzo giovane per la sua prima esperienza nel basket senior maschile, la scuola impagabile al fianco di un maestro come Angelo Cerina, e subito un battesimo del fuoco indimenticabile.

«Arrivo a Trecate per la mia prima vera esperienza nel mondo senior maschile. Il primo anno entro nello staff della Serie C: un’annata bellissima, culminata con la vittoria del campionato e con l’indimenticabile trasferta di San Vincenzo.

Ricordo ancora la vigilia e la preparazione di quella finale: Angelo preparava i dettagli tattici e io gli davo una mano nella sua camera d’albergo, mentre parte dei giocatori e dello staff, nel frattempo, erano andati a fare il bagno al mare… giusto per far capire il contrasto e la tensione palpabile che si respirava prima della palla a due! Per me, esordiente a quel livello, vivere una stagione del genere, preparare gare da dentro-o-fuori e gestire la pressione di una finale è stata una scuola fondamentale. Da Angelo ho appreso tantissimo e c’era ancora un mondo da imparare.»

Dopo quella cavalcata e il salto in Serie B, per Stefano arriva il momento della gavetta vera, quella formativa, senza riflettori ma con tantissima sostanza, alla guida della squadra di sviluppo al PalaMezzano.

«L’anno successivo, in Serie B, il mio ruolo con la prima squadra diventa più marginale perché la società mi affida la guida della Serie D: la squadra di sviluppo, formata dai tanti giovani del vivaio BCT. Anche di quell’anno ho un ricordo straordinario. Eravamo giovanissimi e inesperti, siamo partiti tra mille fatiche, ma nel girone di ritorno abbiamo cambiato marcia: al PalaMezzano non si passava più, vincevamo praticamente sempre, anche contro le corazzate di vertice. Un’annata formativa, vera, forgiata sul campo.»

Poi, dopo la stagione da assistente al fianco di Pier Zanotti, la società decide di fare una scommessa che per molti addetti ai lavori rasentava l’incoscienza: affidare il timone della C Gold a un ventiseienne. Un atto di fiducia pura che Stefano ha ripagato sul parquet, mattone dopo mattone.

«Arriva la svolta. La società prende una decisione coraggiosa: affidarmi la panchina della prima squadra in Serie C Gold. È una scelta per cui sarò sempre grato a Trecate: dare le chiavi di una C Gold a un ragazzo di 26-27 anni, senza esperienze da capo allenatore senior se non in Serie D, non era affatto scontato. Il primo anno partiamo con il freno a mano tirato (0-3), ma cresciamo settimana dopo settimana fino a centrare i playoff, dove ci arrendiamo solo alla “bella” contro Bra.»

Il secondo anno, però, non è stata una semplice stagione: è stato il capolavoro. Ai senatori storici e all’anima trecatese si aggiungono innesti mirati. Ma nei pronostici di inizio anno e soprattutto alla vigilia della serie finale, il BCT è il classico underdog. C’è una corazzata costruita a suon di investimenti con un solo obiettivo: stravincere il campionato a mani basse. Eppure, nello sport come nella vita, c’è una variabile che i budget non possono comprare: la chimica di spogliatoio e un cuore immenso. Un cuore che, unito a una qualità tecnica e tattica che i nostri ragazzi avevano in abbondanza, ha ribaltato ogni gerarchia.

«Il secondo anno è il capolavoro. All’ossatura della stagione precedente — trascinata da Riccardo Peroni, Claudio Negri e Valerio Sanlorenzo, e valorizzata dai minuti importanti dei ragazzi cresciuti nel BCT come Michele Romano e Matteo Nicolini — aggiungiamo innesti di valore come Appendini, Bottacin e Bernardi. Partiamo a fari spenti, da sfavoriti. Di fronte abbiamo la corazzata Alessandria, favoritissima assoluta per la vittoria finale.

Eppure creiamo una chimica unica. Il PalaAgil si riempie di partita in partita, fino a diventare una bolgia d’altri tempi.»

Non è stato un cammino in discesa; è stata una battaglia di nervi, tecnica e pura resilienza, dove ogni centimetro è stato strappato con i denti.

«Di quella cavalcata ricordo ogni singolo istante, ma due momenti restano scolpiti nella memoria:

La semifinale contro il 5 Pari Torino: sotto 1-0 nei playoff, ribaltiamo la serie vincendo la “bella” nonostante l’assenza pesantissima di Valerio Sanlorenzo.

E poi la finale contro i giganti alessandrini e le magie di Tannoia: dopo aver perso gara 1 di ben 28 punti — una batosta che avrebbe steso chiunque —, in gara 2 compiamo il miracolo con un suo incredibile tiro da 20 metri sulla sirena. In gara 3 è ancora lui a sigillare il trionfo con il layup della vittoria, mentre gara 4, davanti ai nostri tifosi in visibilio, sembrava una passerella trionfale fino a quando l’emozione e la posta in palio non stavano per farci un brutto scherzo sul finale. Ma alla fine è stato un tripudio indescrivibile! Vincere quel campionato da sfavoriti, travolti dall’entusiasmo della nostra gente, è stato qualcosa di irripetibile.»

Una favola sportiva che ha dimostrato come l’unione tra talento, organizzazione e passione possa abbattere qualunque pronostico scritto sulla carta. Anche l’anno successivo, con la scelta societaria di puntare tutto su un roster giovanissimo, la magia continuava a scorrere sul parquet prima dello stop forzato a livello globale.

«L’anno successivo, dopo la scelta societaria di non fare la Serie B per ripartire con rinnovato entusiasmo dalla C Gold, eravamo di nuovo primi in classifica con un roster giovanissimo (età media 20-21 anni), prima che il Covid fermasse bruscamente tutto. Guardandomi indietro, Trecate è stata un’esperienza fondamentale per la mia vita e per il mio percorso da allenatore. Devo dire grazie a tutte le persone che mi hanno scelto, accompagnato e sostenuto in questo viaggio straordinario.»

Trent’anni di storia sono fatti di tante vittorie, ma quell’impresa da sfavoriti, dove il cuore biancoblu ha avuto la meglio sui giganti, rimarrà per sempre scolpita come una delle pagine più autentiche ed entusiasmanti del Basket Club Trecate.

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