Per gli eventi di Spondeticino, il 3 novembre alle ore 21 sulla nostra pagina Youtube:
a questo link: https://streamyard.com/ez4q6mmjr8
potrete seguire la nostra chiacchierata con i “The Dusty Fridays” che ci parleranno tra le altre cose del loro primo album: “Funky Basement”. Intanto se siete impazienti qui sotto potete leggere chi sono, cosa suonano, ecc… ecc… insomma una bella anteprima nell’attesa di vederli.
Tre quindicenni, ora diventati quattro, pubblicano “Funky Basement”. Suono sporco, tanta improvvisazione e un sassofono in arrivo.

Il venerdì. Una cantina polverosa. Un soffitto basso che ovatta il suono. È qui che nascono i Dusty Fridays. Sono una band funk formata da tre ragazzi di 15 anni. Andrea suona la batteria. Alessandro la chitarra. Achille il basso. Da poco si è unito un quarto membro: Leonardo, al sassofono.
Un nome, una cantina
Il nome racconta tutto. “Fridays” perché le prove sono sempre di venerdì. “Dusty” perché la cantina del batterista è piena di polvere. Lì si prova, si compone, si improvvisa. «Nei nostri venerdì polverosi c’è la cantina e un suono un po’ sporco», raccontano.
Tre strade verso il funk
Ognuno arriva da lontano. Andrea partiva dall’hip hop americano. Poi un episodio curioso. La madre doveva vedere i Red Hot Chili Peppers con la cugina. Il concerto saltò, la cugina stava male. Ma Andrea iniziò ad ascoltarli. E se ne innamorò.
Il primo modello è stato Chad Smith. Poi Clyde Stubblefield, batterista di James Brown. Quindi Fearless Flyers e Incognito. Poi la fusion: Herbie Hancock, Casiopea, Chick Corea, Tribal Tech. Oggi guarda anche alla musica “Prog”. Tra i suoi riferimenti Steve Gadd, Dave Weckl, Gavin Harrison e Louis Cole.
Alessandro ha iniziato prima degli altri. All’inizio Jimmy Page e gli Offspring. Con la band è arrivato il funk: Nile Rodgers, John Frusciante. Ora punta sulla fusion, tra Guthrie Govan e John Scofield. Senza dimenticare Jimi Hendrix.
Achille ha preso il basso un anno dopo Andrea. «Forse è anche grazie a lui che mi sono avvicinato alla musica». Prima rock e hard rock: Queen, Toto, Led Zeppelin, Dire Straits. Poi funk e fusion. I suoi modelli? Flea e Marcus Miller.
“Funky Basement”, metà funk e metà cantina
Il titolo dell’album è nato presto. Doveva chiamarsi così il primo brano, poi diventato “Funky Jam”. «È un luogo reale, la cantina del batterista», spiegano. «Ma è anche un modo di suonare. Sporco, grezzo, spesso improvvisato».
Dal fai da te allo studio
All’inizio registravano in casa. Poi qualche problema tecnico. La svolta è lo studio di Simone, insegnante di chitarra di Alessandro. «Grazie mille Simone», dicono. La paura era perdere il suono da cantina. Non è successo. «Siamo riusciti a mantenerlo, insieme all’improvvisazione». Il suono è più pulito. L’esperienza li ha fatti crescere. «Ci siamo divertiti moltissimo. E ci ha arricchito come cultura musicale».
I brani del cuore
Il pezzo che li rappresenta di più è “Cruising One Thirty”, sesta traccia. Poi c’è “Poker”: funky, ma con un’anima swing. L’album è disponibile su Spotify, YouTube e SoundCloud.
Cosa c’è dopo
Date dal vivo, per ora, nessuna. Ma potreste trovarli in qualche jam session o circolo della zona. Con Leonardo hanno già registrato un nuovo brano. Sempre funk. L’obiettivo è pubblicarlo entro fine 2026, magari come regalo di Natale.
E poi il sogno più grande. Un album in cui le influenze di ognuno si incontrano. Generi diversi, quattro teste, una sola cantina.
Qui il loro sito: https://www.dustyhub.it/
