Lo sversamento di una grande quantità di idrocarburi nel Naviglio Grande rappresenta uno dei più gravi episodi di inquinamento delle acque registrati negli ultimi anni nell’area metropolitana milanese. La sostanza oleosa, probabilmente gasolio o una miscela ricca di idrocarburi, è fuoriuscita nella zona di Pontevecchio di Magenta e ha percorso circa 28 chilometri lungo il sistema dei Navigli, raggiungendo anche la Darsena di Milano nonostante le numerose barriere di contenimento installate lungo il percorso.

Secondo il Parco Lombardo della Valle del Ticino, lo sversamento è stato “molto consistente” e ha causato un impatto ambientale immediato sulle acque del Naviglio Grande, con conseguenze che potrebbero protrarsi per mesi, se non anni. Il direttore dell’Ente Parco, Claudio De Paola, ha parlato apertamente di danni “davvero ingenti” per la fauna ittica, la biodiversità e l’intero sistema irriguo del territorio.

Perché il Parco del Ticino è particolarmente vulnerabile

Il Parco del Ticino non è soltanto un’area verde. È una delle più importanti riserve naturalistiche d’Europa, riconosciuta dall’UNESCO come Riserva della Biosfera, e ospita un ecosistema estremamente delicato fatto di corsi d’acqua, lanche, zone umide, boschi planiziali e una rete di canali che alimenta agricoltura e habitat naturali.

L’inquinamento da idrocarburi risulta particolarmente pericoloso in questi ambienti perché tende a formare una pellicola superficiale che impedisce il corretto scambio di ossigeno tra aria e acqua. Questo provoca stress immediato per pesci, anfibi e numerosi organismi acquatici che costituiscono la base della catena alimentare. Le sostanze più leggere evaporano, ma molte componenti tossiche restano nell’acqua e nei sedimenti per lungo tempo.

L’impatto sulla fauna ittica

Le prime specie a subire gli effetti dello sversamento sono i pesci che popolano Naviglio Grande, Ticino e canali collegati.

Le conseguenze possono comprendere:

  • riduzione dell’ossigeno disciolto nell’acqua;
  • danni alle branchie;
  • mortalità di uova e avannotti;
  • contaminazione degli organismi bentonici che vivono sul fondale;
  • alterazioni della catena alimentare.

Particolarmente vulnerabili risultano specie come cavedani, barbi, persici, carpe, tinche e le numerose specie minori che popolano le acque del sistema Ticino-Navigli. Le fasi riproduttive e di crescita dei giovani esemplari potrebbero essere compromesse anche in presenza di concentrazioni relativamente basse di idrocarburi. Le stesse autorità del Parco hanno evidenziato possibili ripercussioni dirette sulla fauna ittica.

Uccelli acquatici e specie protette a rischio

L’impatto non riguarda soltanto i pesci. Nel Parco del Ticino vivono numerose specie di uccelli acquatici tra cui aironi cenerini, garzette, nitticore, martin pescatori, svassi e germani reali. Gli idrocarburi possono aderire al piumaggio compromettendo l’impermeabilità naturale e la capacità di termoregolazione.

Molti uccelli si contaminano inoltre durante le operazioni di pulizia delle piume, ingerendo sostanze tossiche che provocano danni epatici e problemi riproduttivi. Anche specie protette che si alimentano di piccoli pesci e invertebrati rischiano di subire conseguenze indirette a causa della riduzione delle prede disponibili.

Il problema meno visibile: sedimenti, insetti e anfibi

Le immagini della chiazza oleosa mostrano soltanto una parte del danno. Una quota significativa degli idrocarburi più pesanti tende infatti a sedimentare sul fondo o ad accumularsi tra la vegetazione ripariale. Qui può permanere per lungo tempo colpendo insetti acquatici, larve, molluschi e anfibi. Rane, tritoni e salamandre risultano particolarmente sensibili agli inquinanti perché respirano in parte attraverso la pelle. Una diminuzione delle loro popolazioni può avere effetti a cascata sull’intero ecosistema.

Agricoltura e aree naturalistiche: un rischio concreto

La gravità dell’episodio ha spinto il Consorzio Est Ticino Villoresi a chiudere temporaneamente le bocche che alimentano rogge e canali irrigui per evitare contaminazioni delle coltivazioni e delle aree naturali collegate ai Navigli. Questa misura evidenzia il timore che gli idrocarburi possano propagarsi oltre il corso principale raggiungendo risaie, fontanili e zone umide del Parco Agricolo Sud e del Parco del Ticino.

Le conseguenze a lungo termine

Anche se le operazioni di bonifica e aspirazione riuscissero a rimuovere gran parte della sostanza, il danno potrebbe non esaurirsi nelle prossime settimane. Gli esperti monitoreranno:

  • eventuali morie di pesci;
  • contaminazione dei sedimenti;
  • presenza di idrocarburi nelle acque superficiali;
  • effetti sulla riproduzione della fauna;
  • recupero della biodiversità nelle aree colpite.

La preoccupazione maggiore è che una parte degli inquinanti resti intrappolata nei fondali e negli ambienti umidi, continuando a rilasciare sostanze tossiche nel tempo. È per questo che dal Parco del Ticino si parla già della necessità di un importante intervento di risanamento ambientale.

Una ferita che riguarda tutto il territorio

L’episodio non è soltanto un problema per Milano o per Magenta. Colpisce un patrimonio ambientale che appartiene all’intera Lombardia. Il Parco del Ticino rappresenta uno degli ultimi grandi corridoi ecologici della Pianura Padana e svolge un ruolo fondamentale per la tutela della biodiversità, della qualità dell’acqua e dell’agricoltura.

La vera sfida inizierà quando l’emergenza sarà conclusa: valutare i danni reali, ripristinare gli habitat compromessi e accertare le responsabilità di uno sversamento che rischia di lasciare segni profondi su uno degli ecosistemi più preziosi del Nord Italia

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