Trecate, nei primi anni del Novecento, era un paese quieto, circondato da risaie e cascine. D’estate l’aria profumava di fieno e di terra bagnata, d’inverno la nebbia saliva lenta dai fossi e restava appesa agli alberi come un velo. Le notti erano lunghe, fredde, e solo qualche lume a petrolio tremolava dietro le finestre chiuse.
In quei tempi si diceva che una donna fatta d’ombra camminasse sui tetti delle case. Era alta, magrissima, con braccia e gambe tanto lunghe da toccare le tegole di una casa e, con un passo solo, raggiungere quella accanto. Nessuno l’aveva mai vista per intero, ma i vecchi giuravano che la sua ombra fosse più densa del buio stesso, come se avesse preso corpo dalla notte.
La gente raccontava che fosse condannata a non dormire mai. Una punizione antica — nessuno ricordava più per cosa — forse per un peccato commesso in vita o per una promessa infranta. Così, mentre il paese dormiva, lei vagava instancabile tra i tetti, cercando la quiete che non avrebbe mai trovato.
Si fermava sempre in prossimità delle camerette dei bambini. Si sedeva sull’orlo del tetto, proprio sopra il loro letto, e lasciava dondolare le gambe lunghissime nel vuoto, sfiorando a volte i vetri o le tende leggere. Il rumore era come un battito lieve, toc… toc…, simile al ramo di un albero mosso dal vento.
Ma se i bambini non dormivano — se si rigiravano nel letto, se piagnucolavano, o se osavano spiare verso la finestra — la donna d’ombra scendeva piano, apriva un vecchio sacco che portava con sé e li prendeva con sé nel buio.
Si diceva che li mangiasse, o che semplicemente li portasse via per farli dormire al suo posto, in eterno.
Molti piccoli, negli anni, dissero di aver visto le sue gambe penzolare dal tetto, nere come carbone, sottili come rami secchi. Altri giurarono di aver sentito il rumore dei suoi passi sulla tegola, come dita lunghe che graffiavano piano.
Con il tempo gli stessi bambini, divenuti adulti, però trovarono una spiegazione.
«Non era la donna d’ombra,» dicevano. «Erano solo mazzi di camomilla appesi a seccare sotto la grondaia. Il vento li muoveva, ed era per questo che sembravano gambe.»
In pochi ormai si ricordano di quella leggenda. Ma nelle notti senza luna, quando il vento corre tra le case di Trecate e le finestre tremano, qualcuno ancora dice di aver sentito un passo lento sopra i tetti… come se la donna d’ombra non avesse mai smesso di cercare il sonno che le fu negato.

