Le campane iniziarono a suonare all’improvviso, lunghe e insistenti, come se volessero destare l’intero paese dal sonno.

A Trecate si diceva da giorni che sarebbero arrivate le spoglie di un nuovo santo, ma nessuno sapeva quando, né da dove. Eppure, quella notte gelida e immersa nella nebbia, qualcosa stava davvero accadendo.

Chi si affacciò alle finestre vide, oltre la coltre lattiginosa, quattro torce muoversi lentamente lungo la strada che conduceva a villa Clerici, allora conosciuta da tutti come “il castello”. Le fiamme disegnavano cerchi arancioni nella nebbia, e il suono cupo delle campane sembrava rispondere ai loro passi, in un ritmo antico e inquietante.

I primi temerari, armati solo di curiosità e timore, uscirono dalle case e seguirono quelle luci. Nessuno parlava. Solo il rumore dei passi sul selciato, ovattato dalla nebbia, e il lamento lontano del metallo che oscillava nella torre campanaria.

Le torce si fermarono davanti al cancello della villa. Per un istante la nebbia si fece più densa, quasi volesse nascondere ciò che stava per accadere. Poi un cigolio, il portone che si apriva lentamente, e da dentro uscì una piccola processione.

Due parroci in tonaca nera reggevano una cassa coperta da un drappo cremisi. Dietro di loro, quattro uomini sconosciuti portavano le torce. Nessuno li aveva mai visti prima in paese.

“Le reliquie del santo,” sussurrò qualcuno.

E in quel momento le campane, come obbedendo a un segno invisibile, ripresero a suonare più forte.

La processione si mosse lungo la strada principale, seguita da un fiume silenzioso di persone. Solo il crepitio delle torce rompeva la quiete. Si diceva che il corpo del santo emanasse un profumo strano, mai sentito prima, e chi invece sentì una voce che pregava e  giurò di non essersi sbagliato.

Quando giunsero alla chiesa parrocchiale, le porte si spalancarono da sole — così raccontarono in molti. Le reliquie furono deposte sull’altare, mentre le campane, inspiegabilmente, continuarono a suonare da sole fino all’alba.

Da allora, il corpo di San Clemente e il suo sangue vegliano insieme a San Cassiano sull’abitato di Trecate.

Ancora adesso, nella notte del 18 dicembre, alle ore tre, a chi passa tra le vie più antiche della città ed è sufficientemente attento può capitare di sentire un singolo colpo di campana, lontano, profondo, come un antico benvenuto della comunità a colui che arrivò tra la nebbia.

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