Come tutti purtroppo ricordano, nei mesi iniziali del 2020 deflagrò la pandemia da Covid-19, partendo a quanto storicamente riscontrato dalla città cinese di Wuhan; una celere diffusione in tutto il globo, fra divieti, distanziamenti sociali, vaccini, lockdown, terapie intensive zeppe e tanti decessi. Una situazione inimmaginabile, che portò fra l’altro allo spostamento delle Olimpiadi estive di Tokyo, posticipate ad agosto 2021, con tutte le svariate cautele del caso, incluse mascherine al viso, impianti quasi deserti e premiazioni … fai da te, senza che le medaglie venissero messe fisicamente al collo. Una kermesse che regalò squarci di gloria ai nostri azzurri, su tutte le imprese auree di Gimbo Tamberi nel salto in alto e Marcell Jacobs sui 100 m, a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, pronta a cedere il mataforico testimone alla neve di Pechino 2022. Seguendo i rigidi protocolli e le procedurali precauazioni, il 4 febbraio vennero inaugurati i XXVI Giochi d’inverno, organizzati dalla capitale cinese, come già quelli agostani del 2008; molte le novità rispetto al recente passato, a supporto di un calendario gare vasto e multiforme, fra cui il monobob femminile più altre categorie ed eventi nel freestyle, nello snowboard, nello short track e non solo. Un frullato di competizioni fino al 20, con la Norvegia di nuovo regina olimpica, come spesso le accadde in precedenza, dall’alto di 16 ori, 8 argenti e 13 bronzi, vale a dire un computo di 37, cifra mai raggiunta. In scia ma a ragguardevole distanza la Germania (12 – 10 – 5), mentre Stati Uniti e Cina sfiorarono la doppia cifra, giungendo a 9 titoli a testa, più il resto dei piazzamenti. Piuttosto buono il bottino azzurro, per un globale di 17 podi, anche se solo due aurei, vale a dire il doppio misto nel curling, con Stefania Costantini e Amos Mosaner, dove a squadre trionfarono Svezia fra i ragazzi e Gran Bretagna nelle ragazze, e la zampata di Arianna Fontana nello short track 500 m, più l’argento nei 1500, senza scordare il bronzo della staffetta maschile sui pattini. Di rilievo le performance di Federica Brignone, terza in combinata e argentea in gigante, alle spalle della svedese Sara Hector. Doppietta rossocrociata nelle discese libere, dominate da Beat Feuz e Corinne Suter, la quale beffò di pochissimo le nostre Sofia Goggia e Nadia Delago, altresì il bob parlò quasi essenzialmente tedesco, sia a 2 che a 4, invece nel monobob l’americana Kaille Humphries non ebbe rivali. Un passaggio ad oriente, coi norvegesi imprendibili sui tracciati del fondo, in attesa del ritorno nella vecchia Europa, precisamente a Parigi nel 2024 e qui da noi per i XXV Giochi Olimpici di Milano/Cortina 2026, il primo esperimento di “giochi diffusi”, con campi gara sparsi in tre regioni: Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige.
Un pianeta ancora martoriato da conflitti e disparità sociali, che venerdì 6 febbraio 2026 si accostò al cerimoniale d’apertura a cinque cerchi, fra spettacoli, luci, colori, artisti di vario genere e l’imperdibile sfilata degli atleti in quattro località differenti, fino all’accensione in contemporanea dei bracieri da parte di un poker di leggende del nostro sci: Alberto Tomba e Deborah Compagnoni al milanese Arco della Pace, invece Gustavo Thoeni e Sofia Goggia lassù sulle Dolomiti. Emozionante l’arrivo allo stadio Meazza del presidente Sergio Mattarella, a bordo di un tram anni ’50, accompagnato da un Valentino Rossi in divisa da tranviere; l’inquilino del Quirinale deputato al battesimo delle tantissime competizioni e specialità, nonchè elevato al rango di amuleto magico, in merito alla sua presenza ad alcuni tripudi azzurri: su tutti l’epico successo di Federica Brignone nel SuperG, a nemmeno un anno da un lancinante infortunio, che poteva pregiudicarle la carriera. Una premiazione da brividi, sublimato dal passaggio delle Frecce Tricolori, poi bissata in gigante, e una Norvegia imperatrice del medagliere, inerpicandosi a 18 ori più il resto, fino al nuovo primato di 41 “metalli”, d’innanzi agli Stati Uniti a 12 allori, inclusi quelli dell’hockey femminile e maschile, dopo 46 anni e frutto della vittoria sul Canada; a seguire la sorprendente Olanda, regina dei pattini e del ghiaccio, e quindi la decoratissima Italia, dall’alto di 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi: totale 30 salite sul podio. La consacrazione doppiamente aurea della pattinatrice Francesca Lollobrigida, sulla cima come i colleghi staffettisti Ghiotto, Malfatti e Giovannini, e senza scordare la “divina” Arianna Fontana, intramontabile star dello short track, che con i risultati cronometrici milanesi è giunta alla 14° medaglia in totale, diventando l’italiana più medagliata all-time, superando il mitico schermidore Edoardo Mangiarotti, fermo a 13. Da applausi i jet azzurri Giovanni Franzoni e Dominik Paris in libera, a una manciata di centesimi dal vincitore elvetico Franjo Von Allmen, come del resto Sofia Goggia salì di nuovo sul podio nella sua specialità prediletta, con un encomiabile terza piazza, anche se l’uomo copertina non può che essere il fondista norvegese Johannes Klaebo, in merito ai suoi 6 ori in altrettante gare, dalla 10 km alla 50, ma anche sprint, mass start e altro, salendo anch’egli a 13 in tutto come Mangiarotti, di cui 11 preziosissime. Un’edizione fastosa e festosa, conclusasi con lo spettacolo di commiato nel tempio lirico dell’Arena veronese, e il passaggio dei partecipanti, con portabandiera italiana Lisa Vittozzi, dominatrice del biathlon; emozioni e volti che hanno riconciliato la gente con la quotidianità, scordando pro tempore le nefandezze di questo periodo storico, in attesa di piantare la bandiera olimpica per la 3° circostanza a Los Angeles 2028, dopo il 1932 e i fulgori del 1984, che consegnarono alla leggenda uno dei massimi atleti d’ogni tempo: lo statunitense di colore Carl Lewis, quadricampione nei 100 m, 200 m, staffetta 4×100 e salto in lungo, esattamente come il nero connazionale Jesse Owens nella Berlino nazista del ’36. (12 – fine).

