
Le installazioni eoliche si stanno espandendo per soddisfare il crescente fabbisogno di energia rinnovabile. La maggior parte sono installazioni on-shore, ma stanno aumentando anche quelle offshore. Sebbene generino energia green, ci sono numerose polemiche che vertono intorno a queste installazioni. Tre sono i principali capi d’accusa rivolti ai giganti bianchi sul piano ambientale: impatto negativo sul paesaggio, rumore e impatto sui volatili.
Ma le turbine eoliche sono davvero un pericolo per gli uccelli? Se uno osserva da lontano il movimento delle pale, infatti, potrebbe pensare che é impossibile per un uccello rimanerne colpito, eppure è necessario considerare che, lontano dal rotore, la velocità della pala è di 150-300km/h e questa si abbatte come una scure sul corpo dei volatili che incontra: dal rondone all’airone.
Le pale eoliche costituiscono un concreto pericolo per gli uccelli per diverse ragioni: impiantate in spazi naturali, spesso lungo i crinali collinari e montuosi, lungo la costa o addirittura in mezzo al mare, queste strutture vanno ad occupare con le loro pale rotanti lo spazio aereo che da sempre avvoltoi, aquile, nibbi, gabbiani, gru, anatre e cicogne hanno utilizzato per veleggiare. Potrebbe non essere ovvio, ma il vento è una risorsa che le turbine eoliche utilizzano proprio come la fauna selvatica. E lo fanno laddove è più potente. Come un rapace sfrutta l’energia eolica nelle correnti ascensionali per guadagnare quota in volo, così le pale delle turbine sfruttano quella stesse correnti ruotando ad alte velocità per generare più energia. Per la maggior parte, i volatili hanno familiarità con il loro habitat aereo, compresi gli ostacoli presenti. Tuttavia, l’uomo ha introdotto nuovi elementi che i volatili non riconoscono come ostacoli: è il caso degli edifici con finestre di vetro trasparente e delle turbine eoliche, appunto.
Con l’espansione della produzione di energia eolica, quindi, aumentano anche i potenziali impatti sulla fauna selvatica. Ecco perché gli scienziati e i gestori delle risorse naturali sono interessati a trovare modi per mitigare le interazioni tra la fauna selvatica e le turbine eoliche. Ma per farlo innanzi tutto necessario capire l’entità del fenomeno.
È difficile arrivare ad una stima totale della mortalità causata dalle pale eoliche per diverse ragioni. Innanzitutto, la mortalità in ogni impianto eolico dipende da diversi fattori ambientali: quantità di uccelli presenti nella zona, presenza o meno di rotte migratorie e qualità della visibilità durante l’anno. Dipende anche dal periodo dell’anno. Si consideri, ad esempio, gli esemplari svernanti che non conoscono l’area sono più a rischio degli esemplari presenti tutto l’anno che hanno imparato a stare lontani dalle turbine.
Ci sono diversi studi sulle collisioni degli uccelli con le turbine eoliche condotti a partire dagli anni ’90 e nel primo decennio del 2000.
Uno dei più noti è uno studio statunitense del 2009 che stima che le turbine eoliche americane hanno causato la morte di 7 mila uccelli, le centrali fossili di 14,5 milioni, quelle nucleari di 327 mila. Quindi per ogni pennuto abbattuto dalle pale, gli altri tipi di centrali ne hanno uccisi 2.118. Considerando le morti per unità di potenza generata, le turbine eoliche sono risultate responsabili solo di 0,3 morti/GWh contro le 5,2 delle centrali fossili (15 volte tanto) e le 0,4 di quelle nucleari.
Dello stesso periodo, uno studio spagnolo condotto su 20 wind factory con 252 turbine in totale in un’area vicino allo Stretto di Gibilterra attraversata da imponenti stormi migratori. Esso rileva una media annuale di uccelli uccisi pari a 1,33/turbina.
Un altro rapporto canadese, pubblicato nel 2013, stima la mortalità aviaria dovuta a una serie di attività industriali e umane. Ne risulta che la predazione dei gatti e le collisioni con finestre, veicoli e linee di trasmissione causano complessivamente oltre il 95% della mortalità totale; mentre le cause di mortalità industriali più rilevanti sono il settore dell’energia elettrica e quello agricolo. In particolare, le turbine eoliche sono responsabili di una morte di uccello ogni 14.275; i gatti domestici, di una ogni 3,4 mentre altre fonti di mortalità, come le catture accidentali nella pesca, possono avere un impatto significativo a livello locale o su specie specifiche, ma sono relativamente modeste su scala nazionale. Secondo lo studio, gli uccelli terrestri sono il gruppo più colpito: ogni anno sono distrutti circa 269 milioni di uccelli e 2 milioni di nidi ma i tassi di mortalità variavano tra le specie e le famiglie all’interno dei principali gruppi di uccelli, evidenziando che la mortalità non è semplicemente proporzionale all’abbondanza. Inoltre, la mortalità non è distribuita uniformemente in tutto il paese; le maggiori fonti di mortalità coincidono con la distribuzione della popolazione umana, mentre le fonti industriali sono concentrate in alcune zone precise. Molte specie sono quindi probabilmente vulnerabili agli effetti cumulativi di molteplici impatti legati all’attività umana.
C’è anche uno studio tedesco secondo il quale le pale eoliche costituiscono una fonte di pericolo soprattutto per i grandi veleggiatori, i rapaci, le gru, le cicogne cui seguono i piccoli migratori (in particolare rondini e rondoni) e i pipistrelli. A causa della differente densità di uccelli e della presenza o meno di rotte migratorie è difficile stabilire un impatto numerico medio per le pale eoliche, si va da impianti che registrano zero collisioni e altri che ne registrano fino a 35.
Interessante lo studio Lekuona, il primo in Europa, commissionato dal Governo Regionale di Navarra, che valuta l’impatto dei generatori su rapaci, nibbi, avvoltoi e aquile che abitano la zona e la usano per migrare verso i Pirenei. In un anno di sopralluoghi, attesta che gli uccelli colpiti sono per il 60% rapaci ed in particolare grifoni, gli altri uccelli migratori e fra gli uccelli annovera anche avvoltoi e aquile. Complessivamente il report stima una mortalità di 0,03 uccelli/generatore/mese.
Esiste anche uno studio del 1995 realizzato da SEO/BirdLife Spagna sulle turbine dello stretto di Gibilterra, il più grande canale di passaggio di rapaci in migrazione d’Europa. Ne risulta che il grifone è la vittima preferenziale delle turbine, per la sua maniera di cercare le correnti calde proprio là dove sono costruite le pale. Lo studio grazie ad una serie di sopralluoghi classifica tra gli uccelli colpiti, oltre ai suddetti grifoni, bianconi, gheppi, grillai, gufi reali, nibbio bruno, e aironi stimando che annualmente nel parco muoiano complessivamente 89 uccelli su 256 turbine.
C’è poi uno studio realizzato in Belgio, nel 2006, che valuta l’impatto di turbine posizionate nelle vicinanze di una colonia di sterne comuni, mignattini e beccapesci. Tale studio giunge a stabilire un impatto di 6,7 sterne/anno/turbina e, in generale, di 21 uccelli/turbina/anno (compresi gabbiani e altri uccelli marini) stimando una mortalità dovuta alle turbine compresa tra il 0,7 – 6,7% sulla mortalità complessiva di questi volatili.
Infine, BirdLife International conferma in un rapporto commissionatole dalla Convenzione di Berna che le pale eoliche hanno uno scarso impatto sugli uccelli, appurando una stima di mortalità per collisione con le pale di circa 20-35 uccelli/anno/turbina.
Concludendo, per quanto riguarda l’impatto dei volatili con il rotore delle macchine, le collisioni sono rare e per lo più limitate ai rapaci. Gli uccelli migratori sembrano adattarsi meglio alla presenza di questi ostacoli. Certo, è indubbio che le gigantesche pale possano falciare i pennuti, ma il numero di uccelli vittime di questi generatori è molto inferiore a quello dei volatili uccisi dagli altri tipi di centrali elettriche. Si stima che le collisioni causino la morte nel 0.003% dei casi dopo gatti, edifici, cacciatori, veicoli, torri di telecomunicazione, pesticidi, liee ad alta tensione (fonte: US Fish and Wildlife Service). È dimostrato che, ad esempio, muoiono meno esemplari per l’impatto con le pale eoliche che non a causa delle collisioni con vetrate.
Fin qui abbiamo parlato dell’impatto diretto delle pale, quello legato alla collisione. Ma esiste anche un impatto indiretto dovuto al degrado dei siti eolici: infrastruttura, strade, traffico di veicoli sottraggono territorio agli uccelli che quindi tendono a non nidificare all’interno dei parchi eolici. A ciò, si deve aggiungere che le file di pale eoliche creano una sorta di effetto barriera, costringendo gli uccelli a lunghe deviazioni che aumentano il dispendio energetico soprattutto in inverno. Studi realizzati in Germania tra il 1993 ed il 20021 dimostrano che migliaia di ettari di suolo prativo utilizzato per l’eolico sono stati disertati dagli uccelli svernanti e in migrazione, con cali notevoli anche di passeriformi nidificanti. Tali studi evidenziano che gli uccelli si tengono a 150-500 metri di distanza dal parco eolico.
Oltre a tutto questo, si stanno sviluppando anche strumenti scientifici e nuove tecnologie per monitorare la fauna selvatica intorno agli impianti eolici, e poter valutare i potenziali impatti a livello di popolazione e l’impatto cumulativo. Ma perchè tutti questi studi e monitoraggi? Perché, solo una volta contestualizzata la portata degli impatti negativi, si possono dare priorità alla mitigazione e alla protezione delle specie più colpite e prendere decisioni su come ridurre l’impatto sulla fauna selvatica, diminuire le collisioni con le pale delle turbine e definire strategie di mitigazione per gli effetti nocivi su uccelli e pipistrelli causata dagli impianti eolici. Ecco perché esperti di aeroecologia, biologi della fauna selvatica e altri scienziati si impegnano a sviluppare gli strumenti scientifici e decisionali necessari.
Gli scienziati dell’USGS, US Geological Survey, studiano da decenni le interazioni tra fauna selvatica ed energia eolica con lo scopo di ridurre l’impatto della produzione di energia eolica ed hanno sviluppato strumenti decisionali che aiutano a pianificare l’ubicazione dei nuovi impianti eolici in luoghi dove il rischio per la fauna selvatica è minore.
Ad esempio, è stato dimostrato che rallentare automaticamente e spegnere temporaneamente le pale delle turbine eoliche quando le aquile reali sono nelle vicinanze è un sistema efficace nel ridurre la mortalità delle aquile. Sono stati stabiliti anche una serie di requisiti minimi di precauzione: le turbine, ad esempio, non devono essere installate in nei parchi naturali, riserve, aree protette e devono essere aa una distanza non minore di un km da esse.
E in Italia? Anche nel nostro Paese si sta lavorando su questa tematica. Esiste, in primis, il divieto di costruzione di nuovi impianti eolici nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS ). Inoltre, la Lipu, all’interno di un progetto internazionale con BirdLife International, ha condotto uno studio per individuare le aree idonee e quelle non adatte alla realizzazione degli impianti eolici onshore e offshore. È stataredatta una lista di 44 specie a maggiore rischio d’impatto diretto e indiretto con gli impianti eolici onshore e di 26 specie per quelli offshore. L’analisi della distribuzione geografica di queste specie ha consentito di analizzare la sensibilità del territorio italiano. Il risultato è uno strumento, una mappa, che rappresenta le aree secondo 4 livelli di rischio: rischio basso, moderato, elevato e molto elevato. Infine, lo studio individua alcuni rimedi e strategie per pianificare altri impianti nel segno di una maggiore sostenibilità dell’eolico.
Concludendo, con gli effetti dei cambiamenti climatici che diventano sempre più gravi, la necessità di energia rinnovabile continuerà a crescere. Sebbene la produzione di energia eolica possa avere un impatto negativo sulla fauna selvatica, è possibile limitarne gli effetti negativi anche e soprattutto sui volatili.
