Sabato 22 agosto Dario Morello (26-1) sale sul ring di Londra per giocarsi l’europeo dei pesi medi contro George Liddard (14-0). Organizza Matchroom, che nel pugilato è un po’ come dire “il più forte del mondo” e lasciare cadere il microfono. Location cambiata all’ultimo, dalla York Hall si passa alla Copper Boxe Arena, 6mila posti: un dettaglio logistico che dice comunque qualcosa sull’attenzione attorno all’evento. Diretta DAZN dalle 20, con annessi antipasti mediatici, conferenza stampa giovedì alle 15, pesatura venerdì alle 14, perché ormai anche i pesi e le chiacchiere prima del match sono spettacolo a sé.
Morello raggiunto a Fuscaldo Marina, Cosenza, casa sua, negli ultimi giorni di camp, quelli in cui la testa comincia già a essere altrove, a Londra, per la precisione. E la lettura che dà di Liddard è tutt’altro che di circostanza: «È un pugile tecnico, solido, con un bel timing, bravo a mettere in pratica la strategia che prepara, ma gli mancano fantasia e capacità di improvvisare, quindi soffrirà la mia boxe imprevedibile, difficile da decifrare. Sfrutterò le sue lacune difensive e lo colpirò duro: non gli piace incassare e lo vedremo presto». Tradotto: uno bravo a fare i compiti a casa, meno bravo quando la lezione cambia in corsa.
Sul fattore campo, che potrebbe pesare più del solito trattandosi di combattere nel cortile di casa altrui: «Combattere in casa sua mi motiva ancora di più: se arriviamo ai punti, per vincere dovrò essere stato nettamente superiore, aggiudicandomi tante riprese in modo insindacabile. Ma potrei metterlo KO, non mi stupirei. So che dovrò rischiare più del solito, sul ring mostrerò le mie abilità al completo». Non è uno che si nasconde dietro il “vedremo”, insomma.
E poi c’è il capitolo tifo, che a leggerlo scalda pure chi non sale sul ring: «Sapere che circa cinquecento tifosi italiani verranno a Londra per sostenermi è incredibile. Non sono più solo follower: sono persone che si muovono per me. Mi fa sentire meno lontano da casa e mi dà ancora più carica». Cinquecento persone che si spostano fisicamente per te non sono un numero su Instagram, sono un pubblico vero e la differenza, a certi livelli, si sente.
Da qui in poi Morello smette di parlare solo di Liddard e comincia a guardare più in là. Sul mondiale, se tutto va come deve andare: «Se vinco l’europeo e dimostro di essere all’altezza, penso di potermela giocare a livello mondiale: fino a poco tempo fa la categoria era popolata da fenomeni, oggi la vedo più abbordabile». Un modo elegante per dire: la porta si è aperta, e lui la vede aperta.
Poi le questioni di famiglia, quella allargata di TAF. Su Paolo Bologna, che porta la sua firma e che forse dovrà chiudersi in un modo che non gli farebbe piacere: «Paolo Bologna l’ho creato io, mi piacerebbe chiudere quel capitolo – ma se accade vuol dire che ho fallito ai piani più alti, perché altrimenti ho altri programmi con Matchroom e TAF». E su Momo Elmaghraby, tirato in ballo da altri e non da lui: «mi ha tirato in causa lui, prima o poi faremo il match, così gli tolgo quel sorriso da strafottente dalla faccia» — frase che suona già come titolo per quando quel match si farà.
Per ora però la testa è tutta a Londra, tutta su Liddard, giovane e imbattuto quanto basta per essere pericoloso.
