Ci sono palestre che attraversi per dovere o per una semplice parentesi sportiva, e palestre che finiscono per cambiarti la prospettiva sulle cose che contano davvero. Nei trent’anni di storia del Basket Club Trecate, ogni ciclo ha lasciato un’impronta numerica — promozioni, tabellini, categorie scalate — ma solo alcuni hanno saputo tessere una trama umana capace di resistere all’usura del tempo. Il quadriennio guidato da Gianni Nava, culminato con la storica scalata dalla Serie C2 alla C1, appartiene di diritto a questa categoria.
Tutto ha inizio dopo un’annata difficile e turbolenta per l’ambiente trecatese, segnata da troppi avvicendamenti in panchina e tanta incertezza. In quel momento delicato, la società — con in testa Angelo Cerina — sceglie una rotta precisa e coraggiosa: puntare senza remore sul talento fatto in casa, su quella nidiata d’oro dell’annata 1988 che chiedeva solo fiducia e spazio vero tra i senior. Per guidare la scommessa serve entusiasmo fresco e competenza: la panchina viene affidata proprio a Gianni Nava, all’epoca giovane tecnico emergente, chiamato a costruire un progetto solido e duraturo.
Il percorso è una crescita metodica, a tappe: nel primo anno la squadra assaggia i playoff uscendo al primo turno ma forgiando identità; nel secondo alza l’asticella fino alla semifinale. Poi arriva l’annata perfetta, la stagione 2009-2010.
A raccontarla, con l’emozione ancora intatta a distanza di anni, è lo stesso Gianni Nava:
«La storia di quegli anni racconta di un percorso netto: ci eravamo dati l’obiettivo di crescere e salire, e al terzo anno siamo riusciti a vincere il campionato. Il telaio era quel gruppo straordinario dell’88, ragazzi a cui Angelo credeva ciecamente; attorno a loro abbiamo inserito due pedine di categoria superiore nei ruoli dove avevamo più bisogno, come Ciccio Martinetti e Stefano Dell’Era. Da lì è nato un playoff quasi immacolato: abbiamo superato Valsesia ai quarti, poi in semifinale abbiamo affrontato la vera finale anticipata contro Aosta, una corazzata con due argentini fortissimi. Battuti loro, la finale contro Ivrea l’abbiamo vinta con grande autorità. Parallelamente, quello stesso gruppo giovanile sfiorava il titolo italiano perdendo la finale nazionale solo all’ultimo secondo.
L’anno dopo, in C1, fu un’altra bellissima cavalcata: con i problemi lavorativi di Stefano abbiamo inserito a metà stagione Alessandro Bianchi, conquistando una grande salvezza e sfiorando persino i playoff.»
Ma al di là dei trofei e della prima, indimenticabile C1, per Nava l’eredità di Trecate ha un valore che supera il parquet:
«Ho girato tanti posti nella vita, ed è raro riuscire a trasformare semplici conoscenze di spogliatoio in amicizie vere. Trecate mi ha regalato rapporti umani che esulano totalmente dalla pallacanestro. Penso a ragazzi d’oro come i fratelli Tognara, Gabriele Gambaro, Cantone, Tramona… erano giocatori fortissimi, oggi sono uomini speciali. Con alcuni di loro ci vediamo ancora ogni mese per mangiare insieme e raccontarci la vita. Il BCT è una famiglia che mi è entrata nel cuore: oggi che alleno e sto organizzando una nuova realtà cestistica a Rho, il modello a cui mi ispiro e che cerco di riproporre è esattamente quello che ho imparato a Trecate.»





