Giorgio Lazzarini è senza dubbio uno dei fiori all’occhiello del basket novarese. Con mezzo secolo di esperienza vissuta sui parquet, ha visto crescere innumerevoli generazioni di giocatori, diventando un’istituzione del territorio. Il suo talento in panchina gli ha permesso di conquistare grandi successi non solo a livello locale, ma di operare anche ai vertici nazionali, calcando i prestigiosi palcoscenici della Serie A2 in veste di assistente allenatore, come dimostra la sua recente esperienza a Vigevano. Al netto del suo eccezionale curriculum, Lazzarini è prima di tutto uno di quegli allenatori in grado di portare un reale valore aggiunto, sia sotto il profilo tecnico che umano, a una squadra e a un’intera società.

La sua testimonianza si inserisce nelle celebrazioni dei 30 anni del BCT e ci riporta indietro al biennio 2004-2006. Un momento storico cruciale per la società: la prima vera volta in cui il Basket Club Trecate si è affacciato al “basket che conta”.

La stagione della rinascita

Tutto ebbe inizio con la stagione 2004-2005 in Serie D. «Fu un vero e proprio anno di ripartenza», racconta Lazzarini, ripercorrendo i passi di un progetto tecnico fortemente voluto dal presidente Baraggini e dai dirigenti Angelo e Pasquale. L’obiettivo della dirigenza era chiaro: «Volevamo ringiovanire i ranghi, puntando sui talenti del nostro vivaio locale, come i fratelli Tognara, e su giovani prospetti esterni di grande valore, tra cui Gabriele Coppa e Stefano Dell’Era».

L’inizio di campionato portò subito buone prestazioni, trainate dall’argentino Alejandro Camargo, che tuttavia a Natale scelse di lasciare la squadra. «Di fronte al mercato fermo, il destino ci regalò tre innesti incredibili», ricorda il coach. Arrivarono infatti il formidabile argentino Nicolas Perez, il fisicamente straripante Naufel Durafey e Alessandro Cardinali. L’impatto di questo terzetto fu devastante: nel girone di ritorno la squadra divenne praticamente imbattibile, conquistando l’accesso alle Final Four di Vigliano e trionfando in finale contro Borgosesia al culmine di un’annata meravigliosa. Pensando a quel gruppo, un pensiero affettuoso di Lazzarini vola ancora oggi allo sfortunato Gabriele Coppa, la cui bravura è rimasta incisa nel cuore di tutti.

L’apprensione e la straordinaria cavalcata in C2

L’entusiasmo per il trionfo si scontrò presto con un evento inaspettato. Come riportato dalla penna storica del BCT Marco Travaglino, a inizio settembre della stagione 2005-2006 la società fu scossa da un grave incidente stradale occorso a Tornaco al presidente Giovanni Baraggini. Le sue condizioni richiesero il ricovero all’Ospedale Maggiore di Novara e una lunghissima convalescenza. «Questo evento drammatico lasciò una traccia pesante sull’annata, mantenendo il sodalizio bianco-blu e l’intera squadra in un clima di persistente preoccupazione», confida l’allenatore.

Nonostante la difficile situazione emotiva, la società non si fermò e operò per rinforzare il roster in vista del campionato di Serie C2, inserendo dei veri e propri “pezzi da 90” per la categoria. Giunsero a Trecate Real Vorfa e Massimo Mansueto. «Mansueto era il classico dominatore d’area», sottolinea Lazzarini ammirato. Al gruppo si unì in seguito Mimmo Cuscela, e iniziarono ad affacciarsi in prima squadra due giovani talenti superiori come Cantone e Gambaro. Ne scaturì una marcia quasi inarrestabile: il BCT chiuse con 25 vittorie su 28 partite giocate, affermandosi come la formazione con più punti segnati in assoluto nell’intero Piemonte.

Il dramma sportivo dei Playoff

Nei playoff, Trecate affrontò e superò il CUS Torino al primo turno senza troppi affanni, per poi piegare Venaria in una semifinale durissima risolta solo a Gara 3, grazie anche alle spettacolari giocate di Mansueto nell’ultimo quarto. Si giunse così all’atto conclusivo contro Aosta, una finale che, secondo i ricordi del coach, «incarnò perfettamente il pathos sportivo».

Dopo aver vinto Gara 1 con un rassicurante margine e aver ceduto in Gara 2 a causa di un calo di energie, Trecate si giocò tutto nella decisiva Gara 3 tra le mura amiche. In un palazzetto dal clima infernale, i bianco-blu condussero la partita per larghi tratti. Tuttavia, negli ultimi tre drammatici minuti, i padroni di casa dovettero cedere all’implacabilità di Pablo Jaworski, le cui giocate decisive fissarono il punteggio sul +4 per la formazione aostana.

La sirena finale sancì un’amara delusione per tutti. «La delusione fu fortissima e sull’onda lasciai la squadra, un errore», ammette oggi Lazzarini con straordinaria onestà. Ma il suo sguardo lucido sul passato va ben oltre quella singola sconfitta: «L’alternanza è tra vincere e perdere, senza drammaticità». Una riflessione finale che restituisce l’essenza più pura dell’agonismo: lo sport è un’incessante giostra di trionfi e cadute, un’avventura da vivere con la massima intensità, ma da accettare sempre con maturità e senza mai farne un dramma.

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