Una volta, a Trecate, soprattutto in prossimità del Giorno dei Morti, le nebbie non erano come ora.

Erano fitte, così fitte che a volte non si vedeva a due metri di distanza.

La sera di commemorazione dei defunti nessuno usciva di casa.

Si recitava tutti insieme il rosario — uomini, donne e bambini — e poi si mangiavano le caldarroste o le castagne bollite.

Se fosse un’usanza o ci fosse un motivo concreto, nessuno lo sapeva più.

Non si usciva e basta.

Ma un anno accadde qualcosa.

Un uomo decise di andare a pescare al Ticino, contro il parere della moglie, che lo supplicò di restare:

«È il giorno dei defunti… farai tardi, e la nebbia ti sorprenderà.»

Lui, testardo, volle andare comunque.

Quando si accorse che si era fatto buio, stava ancora ritirando le reti.

La nebbia era ormai fitta, tanto che non si vedeva a un palmo dal naso.

Era però sicuro di conoscere la strada di casa.

Fu allora che vide, di fianco a sé, due candele accese.

Non riusciva a distinguere chi le tenesse — se qualcuno le tenesse davvero — sembravano volare nell’aria.

Spaventato, cercò il sentiero del ritorno, ma mentre camminava le candele si moltiplicarono.

Ai suoi fianchi, a destra e a sinistra, ne comparivano sempre di più.

Intorno a lui si udivano voci basse, come bisbigli, ma non si vedeva nessuno.

Poi, nella nebbia, rintoccarono i dodici colpi della mezzanotte.

Una voce si levò, profonda e lontana:

— «Perché sei in giro questa notte? Il velo che separa il mondo dei morti da quello dei vivi si è assottigliato… e tu lo hai oltrepassato.»

L’uomo tremò.

— «Io volevo solo pescare… ma voi chi siete?»

— «Noi siamo il passato. Ringrazia i tuoi parenti morti se ora ti riaccompagnano a casa.»

Con il cuore che batteva all’impazzata, si voltò e vide la sua abitazione.

Ma aveva colori diversi, come sbiaditi, irreali.

Entrò.

La moglie e i figli non lo videro.

Si mise a letto, stanco, convinto di sognare.

La mattina dopo, lo trovarono morto.

Il corpo era tornato a casa, ma la sua anima era rimasta oltre il confine.

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