Ci sono epoche in cui il ferro non perdona e la palla, quando sbatte contro la spalliera, rimanda un suono sordo, caldo, pieno: il suono del legno. Niente trasparenze, niente display digitali a led accecanti, niente vincoli contrattuali pronti a svanire in un lampo. C’erano le palestre con la nebbia nei vetri, il profumo di canfora, i viaggi in carovana stipati su utilitarie improbabili e le ineludibili pizzerie a fine gara.

Per inaugurare “Prima del cristallo”, il nostro viaggio nella memoria della pallacanestro nostrana tra gli anni ’70 e ’90, non potevamo che bussare alla porta di chi quella storia non solo l’ha vista passare, ma l’ha forgiata con le proprie mani.

Iniziamo con Angelo Cerina. Definito da molti – e a ragion veduta – uno dei due storici “patriarchi” del Basket Club Trecate (insieme all’inseparabile Pasquale Costa), Cerina è da quasi sessant’anni una figura cardine, onnipresente e monumentale del nostro basket. Giocatore con la visione del playmaker vecchio stampo, allenatore vulcanico, dirigente, direttore sportivo e all’occorrenza persino arbitro o accompagnatore: ruoli che spesso è riuscito a ricoprire persino in contemporanea, con quella generosità un po’ burbera e inesauribile che appartiene solo ai veri innamorati della palla a spicchi.

Con il BCT che festeggia i suoi 30 anni di storia, partire da Angelo non è una scelta: è un atto dovuto. E anche se oggi, alla soglia dei settant’anni, finge di stupirsi delle follie del basket moderno, il suo archivio di ricordi è una miniera d’oro a cielo aperto. Mettetevi comodi: comincia il viaggio.

Tutto ebbe inizio nel 1968 con un clamoroso, indiscutibile ultimo posto. Giochi della Gioventù, prima superiore: il professore di educazione fisica iscrisse d’ufficio la classe al torneo di pallacanestro. Regole ignorate, tecnica sconosciuta, entusiasmo alle stelle e batosta assicurata, dato che nessuno di loro aveva mai giocato. Ma è lì che scattò la scintilla. Da quel debutto da dimenticare nacque la storia cestistica di Angelo Cerina: una vita intera spesa sul parquet, cominciata palleggiando da playmaker nel Trecate e proseguita per cinquant’anni di fila attraverso qualunque ruolo. Giocatore, allenatore, dirigente, direttore sportivo; a spasso tra le panchine di Oleggio, Cerano, il Basket Club Novara e di nuovo a casa, a Trecate, fino a toccare traguardi straordinari come i tanti campionati vinti, le finali nazionali con l’under 21 e soprattutto la doppia promozione dalla C2 al palcoscenico della serie B Nazionale.

Lo abbiamo intervistato indovinate un po’ dove? Al Pala Mezzano, la sua seconda casa.

Sandro Garavaglia: Angelo ciao. Io e te ci conosciamo veramente da tanto tempo, da “rivali” ad alleati nell’affrontare tante sfide. Se ti chiedessi quali sono stati in questi anni i personaggi o le squadre che più di altri hanno caratterizzato e lasciato il segno in questi “quasi” 60 anni di pallacanestro cosa mi rispondi?

Angelo Cerina: Ciao Sandro e grazie per avermi coinvolto in questa rubrica e soprattutto per essere quello a dover rompere il ghiaccio. Mi fai una domanda piuttosto difficile perché sono tante le persone e le squadre che hanno lasciato un segno e che mi hanno lasciato qualcosa.

Parliamo di giocatori. In quel periodo si sono affacciati alla ribalta i primi veri talenti usciti dai vivai novaresi, e voglio ricordare in particolare alcuni personaggi che hanno segnato momenti storici per il nostro movimento.

Il primo è sicuramente Romeo “Meo” Sacchetti: ala forte, classico numero 3/4, pugliese di origine ma novarese d’adozione da sempre. Iniziò la sua attività cestistica nella mitica palestra Wild di Novara, con Rattazzi a fargli da mentore. Da lì scalò velocemente le categorie dell’epoca, arrivando a giocare in Serie A a Torino con il professor Guerrieri e legando poi gran parte della sua carriera a Varese. Parliamo di un giocatore che ha vinto scudetti e conquistato medaglie pesantissime, come l’argento alle Olimpiadi di Mosca nel 1980 e l’oro agli Europei di Nantes nel 1983. La Nazionale italiana ha avuto l’onore di averlo tra le sue file in tantissime manifestazioni, oltre che sulla panchina come commissario tecnico nel recente passato. Per l’epoca era considerato un giocatore atipico nel suo ruolo, grazie a un’imponente fisicità unita a una straordinaria intelligenza nella gestione della gara.

Un altro ragazzo estremamente interessante e importante per quegli anni fu Alessandro “Bubu” Cardinali, un giocatore capace di arrivare fino alla Serie B partendo — come narra la leggenda — da un provino calcistico nel Milan! Era famosissimo per un motivo semplice: dove arrivava lui, alla fine dei conti, si vinceva il campionato. Anche a Trecate ha lasciato il segno conquistando un paio di promozioni con noi. Fu chiamato dal buon coach Lazzarini per fare da mentore a una squadra di giovani; a Trecate si allenava poco, complice anche il fatto di essere ormai a fine carriera, ma quando arrivava il momento decisivo dei playoff sapeva fare la differenza. È stato un giocatore di grandissima sostanza: un “falso” numero 4, nel senso che non possedeva il fisico tipico del ruolo, ma sapeva usare il proprio corpo con un’astuzia tale che, se c’era una palla vagante in area, finiva inesorabilmente nelle sue mani.

Voglio poi citare Enzo Pozzati, pivot e classico numero 4/5. Mosse i primi passi a Novara — figurando anche nel roster della meteora Manner in A2 — per poi andare a vivere l’apice della sua carriera a Varese, dove da giovanissimo vinse uno scudetto e la Coppa dei Campioni. Ho avuto il piacere e l’onore di allenarlo a Novara in Serie C, quando ormai era a fine carriera: aveva un fisico statuario, che non aveva davvero nulla da invidiare a un antico guerriero greco. Certo, a Enzo non si doveva chiedere di fare canestro, non era quello il suo mestiere, ma a livello difensivo era una cerniera insuperabile, capace di infondere assoluta sicurezza a tutto il quintetto schierato in campo. Ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per la crescita del movimento locale in quel periodo.

Il penultimo nome che mi piace ricordare è quello di Claudio Legoratto. Fu il primo giocatore di Trecate ad approdare in Serie B, accasandosi all’allora Omega Busto Arsizio. Per noi fu un vanto assoluto: vedere un compagno muoversi da Trecate per giocare a quei livelli fu un traguardo importantissimo. Claudio fece un paio di stagioni in Lombardia, poi decise di interrompere la carriera ad alto livello e tornò a divertirsi in campo con noi amici. Resta comunque un capostipite della pallacanestro trecatese e novarese, essendo stato uno dei primissimi a varcare il Ticino per affermarsi in una formazione lombarda. Giocava nel ruolo di guardia ed era dotato di un gran tiro: era il classico giocatore che nel gergo cestistico definiremmo un “veneziano”, della serie “ho la palla e tiro io!”. Un atteggiamento che, a dire il vero, in campo non lo rendeva sempre simpaticissimo agli occhi dei compagni.

L’ultimo giocatore che merita una menzione speciale è Alessandro Zorzolo. Fece tutta la trafila giovanile a Novara per poi approdare a Cantù, dove arrivò a vincere degli scudetti. Fu probabilmente il primo novarese a calcare i parquet della Serie A da vero protagonista, un risultato che lo rende una figura storica di assoluto rilievo per il nostro territorio.

Ce ne sarebbero indubbiamente tanti altri da nominare, ma credo che questi siano stati, senza ombra di dubbio, i giocatori simbolo e i talenti più importanti espressi dal nostro basket in quegli anni.

Se c’è un nome tra gli allenatori locali che merita di essere citato, quello è senza dubbio Giorgio Lazzarini. Considerato all’unanimità uno dei più grandi maestri delle minors piemontesi e non solo, Lazzarini era un vulcano di intuizioni e carisma. Capace di vincere decine di campionati, era l’uomo in grado di compiere scelte fuori dagli schemi, come quella di chiamare a Trecate un veterano come Bubu Cardinali (ormai a fine carriera e che si allenava pochissimo) per fare da chioccia a una squadra di giovani: una mossa geniale che si rivelò determinante per la vittoria nei playoff (quando Bubu diventando il gioco duro, iniziava a giocare) Un personaggio di uno spessore umano e tecnico straordinario che, a cinquant’anni di distanza dai suoi esordi, allena e si diverte ancora sui campi del milanese

Beh tra i dirigenti cito proprio te, Sandro, quando da funambolico factotum della Pallacanestro Cerano riuscisti nell’impresa di avere me e Giorgio Lazzarini ad allenare insieme nella stessa stagione.  Io allenavo il gruppo del 1971 e Giorgio il gruppo del 1972. Fu un’annata fantastica dove, se mi permetti, due personaggi di questo calibro allenarono a Cerano. Giorgio fece solo una stagione ma in quella stagione dimostrò veramente di essere una grande persona.

Poi non posso di certo dimenticarmi della signora Morganti, presidente del locale Comitato FIP con sede in via Dei Mille a Novara. Fumava forse 18 pacchetti di sigarette al giorno (ovviamente erano di meno ma comunque ci voleva la maschera antigas per entrare in quell’ufficio), ma era una persona eccezionale che passava intere giornate a organizzare e gestire decine di campionati con centinaia di partite, facendo girare sempre tutto alla perfezione senza l’ausilio delle moderne tecnologie o di mezzi informatici. All’epoca, chi intraprendeva il percorso per ottenere la qualifica di allievo allenatore aveva l’obbligo di arbitrare almeno 40 partite. La signora, con i suoi modi tanto garbati quanto persuasivi, mi telefonava dicendo: “Cerina, ho bisogno di un aiuto per favore, non è che andrebbe lei a farmi questa partita?”.

E così, una chiamata dopo l’altra, le gare diventarono 280 anziché 40. Sapeva chiedere, è vero, ma sapeva anche sdebitarsi con grande generosità: per ringraziarmi, ad esempio, mi regalò l’opportunità di partecipare a una settimana di corsi formativi con un tecnico di altissimo livello, un’esperienza che ha contribuito in modo determinante alla mia crescita in panchina. Erano personaggi che vivevano nel quotidiano, figure che oggi purtroppo non esistono più, ma che in quegli anni rappresentavano un punto di riferimento assoluto per tutto il movimento.

Non si può poi non citare il famoso Paolo Zanicotti. Un vero e proprio tuttofare a Ghemme: spesso confusionario, ma dotato di un cuore immenso e di una dedizione totale. Ha fondato la società portandola a traguardi importanti. In sintesi, la pallacanestro a Ghemme era Paolo Zanicotti, un personaggio a cui il nostro movimento deve dire solo grazie.

Poi ricordo  la dirigenza del Basket Club Novara, guidata da una storica triade: il presidente Garetto, il mitico dottor Vannicola e Gianni Delconte. A dire il vero, l’intera famiglia Delconte viveva di basket e il papà è stato per anni dirigente nel comitato regionale per le province di Novara e Vercelli.

Sono tutte storie di uomini che hanno contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo del nostro mondo cestistico in quegli anni. Grazie a loro sono cresciute le realtà che oggi consideriamo storiche: Trecate, Galliate, Novara e le allora attivissime Stresa, Arona e Borgomanero.

Proprio su Borgomanero mi piace ricordare il presidente di allora, Dionigi Negretti. Insieme a una serie di appassionati, e con l’aiuto del figlio Max che passò dal ruolo di giocatore a quello di allenatore, Negretti è riuscito a gettare le basi di quello che sarebbe diventato il College Borgomanero. Una realtà oggi famosissima in tutta Italia, di importanza vitale per il settore giovanile e straordinaria fucina di talenti.

Si chiude qui la prima tappa della nostra chiacchierata. Abbiamo ripercorso i volti dei primi talenti, le intuizioni dei maestri della panchina e la passione di dirigenti visionari che hanno gettato le fondamenta del nostro movimento. Ma il baule dei ricordi di Angelo è ancora pieno: nella seconda puntata parleremo delle inimitabili figure degli arbitri delle minors, di trasferte infinite, aneddoti irripetibili e palestre che sembravano vere e proprie catacombe. Alla prossima settimana!

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