C e’ la storia ufficiale …e c e’ la leggenda …
Trecate,1859
Il maggiore Kirschner alzò lo sguardo dalla mappa stropicciata.
La lanterna proiettava ombre tremolanti sulle pareti scrostate della dogana di San Martino, che in quei giorni fungeva da quartier generale temporaneo austriaco
Fuori, il vento portava con sé l’odore umido delle risaie, mischiato a quello acre della polvere da sparo.
Le notizie giunte dal vercellese erano pessime.
L’avanzata si era arenata nel fango: i contadini avevano aperto le chiuse e allagato i campi.
“Codardi,” aveva ringhiato Kirschner. “Ma astuti.”
Era come se quella terra, piatta e monotona, avesse deciso di ribellarsi, di non farsi violare.
La sera calava presto in quei giorni di aprile.
Quando il sole scompariva dietro il Ticino, dalle risaie si levava una nebbia densa, quasi viva.
Kirschner si sentiva a disagio, e guardando gli uomini del battaglione intuiva che per loro era lo stesso.
Nessuno parlava più del necessario, e anche il suono dei passi sembrava smorzarsi nel fango, come se la terra volesse inghiottire ogni rumore.
Il ponte ferroviario sul Naviglio Langosco doveva essere ricostruito.
Era essenziale per spostare artiglieria e provviste, ma ogni tentativo finiva in disastro.
Era stato semplice oltrepassare il Ticino con un ponte di navi, erano riusciti anche a trasportare 11 cannoni, ma quel dannato Langosco aveva degli argini troppo stretti e profondi, e la ricostruzione del ponte ferroviario era diventata una priorità.
intanto, le truppe venivano mandate a fortificare, a scavare, a erigere parapetti lungo la linea che dalla Ca Bianca correva verso la zona detta di San Cassiano.
Fu allora che cominciarono i racconti.
Gli uomini parlavano di strani animali — forse capre — che di notte attaccavano le postazioni.
Altri giuravano di aver visto oche impazzite, apparire tra la nebbia starnazzando come anime in pena.
E poi cinghiali, grossi e furiosi, che sbucavano dai boschi e si gettavano contro i carri, rovesciando le provviste e seminando il panico tra i cavalli.
Nella zona di San Cassiano qualcuno vide pure un uomo , o comunque una presenza che sembrava umana trasformarsi in bue …
Ma ciò che più inquietava era altro: due presenze.
Sagome confuse, che apparivano nel buio o tra la nebbia — sempre prima di un disastro, prima che un cavallo si spezzasse una zampa, o che una trincea cedesse sotto i piedi di un soldato.
Non parlavano, non si muovevano.
Osservavano soltanto.
Kirschner definiva tutto questo “superstizione da accampamento”. Ma, col passare dei giorni, non poté ignorare gli sguardi inquieti, il silenzio che calava appena il sole scivolava dietro i campanili invisibili nella foschia.
Nessuno voleva più lavorare al ponte. Le operazioni di fortificazioni andavano a rilento.
A Kirschner sembravano solo scuse stupide, ma non poté ignorare la paura che vide nei loro sguardi
Quella mattina del 26 aprile 1859 arrivò l’ordine di avanzare, occupando Trecate e allungandosi fino a Novara.
Il maggiore Kirschner preparò le truppe e si diressero alla conquista dell’abitato. La cosa si prospettava abbastanza semplice: dalle notizie pervenute, l’esercito piemontese si era ritirato e aveva lasciato allo scoperto i villaggi.
Arrivati però ai confini del borgo, i cavalli si inginocchiarono e rifiutarono di proseguire.
Nel frattempo, una foschia improvvisa si era alzata, impedendo la visione dell’abitato.
E tra quella foschia, anche al maggiore parve di vedere due figure che si erano parate innanzi, come a difesa del paese.
In tutti gli anni di servizio, Kirschner non aveva mai visto una cosa del genere.
Era un giorno di aprile, a mezzogiorno, e la nebbia era comparsa così improvvisamente che i cavalli si erano bloccati all’istante, disarcionando molti cavalieri.
Gran parte del reggimento era in preda alla paura e alla superstizione.
Forse anche il maggiore stesso non riusciva a scacciare un brivido lungo la schiena.
I cavalli rimanevano inginocchiati e non volevano muoversi.
Qualche ufficiale, in preda a una crisi di nervi, provò a spingerli, a prenderli a calci, ma nulla: i cavalli restavano immobili, come pietrificati.
Un luogotenente richiese l’attenzione del maggiore.
Alcuni soldati avevano catturato una bambina, che probabilmente faceva da vedetta. Ci volle un po’ per trovare un soldato nato sul confine, che potesse fare da traduttore.
Il maggiore le chiese chi fosse a proteggere il borgo.
“I santi Cassiano e Clemente,” rispose la ragazzina.
Kirschner, con un gesto di rispetto e prudenza, le diede un anello da porre ai piedi dei due santi tanto potenti e la lasciò libera di tornare in paese.
Un luogotenente si rivolse dubbioso al maresciallo: “E ora?”
“Niente, aspettiamo. Quando la nebbia è troppo fitta per proseguire, conviene fermarsi e vedere che succede.”
Alcuni soldati, incitati dagli ufficiali, provarono a dirigersi a piedi, ma le strade sembravano fatte di fango vivo, e gli stivali sprofondavano nella melma tanto che i poveretti dovettero rientrare, aiutati da altri con delle corde.
Alla fine, dalla nebbia comparvero due persone reali: uno pareva essere il sindaco e l’altro un cappellano.
Dichiararono che il villaggio era indifeso e popolato soltanto da contadini, donne e bambini.
“E santi protettori,” pensò il maresciallo.
Si accordarono affinché il paese mantenesse con acqua e cibo i contingenti di Sozzago e Cerano, e quello stanziato in loco non avrebbe occupato il paese.
La nebbia iniziò a diradarsi, come per dare un via libera, e metà del reggimento si spostò verso Novara.
“Manda un messaggio al Feldmaresciallo che Trecate è stata occupata… anche se effettivamente non lo è. Si noterà poco. È inutile occupare questo borgo se non riusciamo a ricostruire il ponte…”
Il sole era ancora alto… il maresciallo stava pensando a quei codardi dell’esercito piemontese… erano scappati lasciando da soli contadini, donne e bambini.
L’unico problema era il territorio che sembrava facile da gestire, ma in realtà non era come sembrava.
C’erano forze che proteggevano quelle terre.
Ma dove erano finite le truppe piemontesi? L’unica alternativa era che stessero organizzando un attacco da nord verso Turbigo, ma era impossibile sfondare per un piccolo esercito…
A meno che non fossero da soli.
Un brivido gli corse lungo la schiena.
Quelle terre erano traditrici.
D’un tratto ebbe il sentore che la loro occupazione non sarebbe durata a lungo.

