Villa Cicogna, oggi proprietà comunale, era una delle residenze più eleganti del Novarese. Saloni mai utilizzati , alcune volte diviene sede di mostre o di concerti locali ma nelle sere di nebbia si sente l aria di un lontano passato e di qualcosa di irrisolto
Fu in una di queste sere che Alessia, giovane volontaria impegnata ad aiutare nell’allestimento di una mostra, si attardò nel salone orientale.
La stanza era vuota, silenziosa. Solo lo specchio antico, appeso su una parete, rifletteva la debole luce dei lampadari. La superficie, opaca e velata, sembrava respirare. Alessia si avvicinò, attratta da un brivido inspiegabile.
Prima un alone di vapore, poi impronte pallide. E infine un volto.
Una donna, eterea, in abito bianco, la fissava dal vetro con occhi neri e profondi.
La voce non provenne dall’aria, ma direttamente dalla sua mente:
«Il mio ciondolo… ridammi il mio ciondolo…»
Alessia scattò indietro, con il cuore che le martellava. Sulla sua mano, che aveva sfiorato il vetro, rimase un graffio sottile, pulsante. Da quel momento iniziò la sua ossessione.
Il parco e il mulino
Nei giorni seguenti, la giovane tornò più volte alla villa. Lo specchio la attirava, ma ancora di più il bruciore sulla pelle, come se le indicasse una direzione. Così, una sera, seguì l’istinto nel grande parco che circonda la residenza.
Il sentiero la condusse ai ruderi di un vecchio mulino, ormai asciutto e cadente. Nessun corso d’acqua, solo muri coperti d’edera e travi marcite. Eppure l’aria lì era più fredda, immobile.
Alla base di un muro trovò una toppa di mattoni più recente, segnata da un simbolo: una mezzaluna incisa grossolanamente. Rimosse i frammenti friabili e scoprì un vano nascosto. Dentro, avvolto in un panno marcio, c’era un ciondolo d’oro annerito, a forma di luna sottile.
Appena lo toccò, il graffio sulla mano prese fuoco. Attorno a lei, il silenzio del parco si fece innaturale. E tra i ruderi comparve un riflesso impossibile: la dama nello specchio, più nitida, che la fissava.
La voce, ora, era un ordine:
«Portalo a me.»
L’avvertimento
Alessia esitò. Tornata nella villa, si rifugiò nella biblioteca comunale posta nelle stanze inferiori . Frugando tra documenti polverosi, trovò un fascicolo dimenticato: “Annotazioni di Fra’ Girolamo, guida spirituale dei Cicogna, 1930.”
Le pagine raccontavano di Anna Clara, giovane marchesa ossessionata dallo specchio trovato quasi nascosto dietro a un vecchio mobile della sua stanza. Lo specchio molto pregiato portava una scritta sul retro in latino “A Maria Isabella. Un innocente ci può liberare”. Giorno dopo giorno, vi aveva visto un volto estraneo, che l’aveva attirata oltre il vetro. Quando il marito tentò di distruggere l’oggetto, era già troppo tardi: Anna Clara vi rimase imprigionata.
“Abbiamo cercato nei vari archivi chi fosse Maria Isabella ma non siamo stati in grado di trovare nessuna notizia. Solo qualche contadino ricorda vecchie storie di una contessa Annoni nota per la crudeltà verso sottoposti e contadini. Ci conviene supporre che lo specchio sia stato in un qualche modo incantato da qualche masca locale e quindi regalato alla contessa. In seguito sarebbe stato nascosto in un ala della villa e -per paura di maledizioni- il nome di Maria Isabella cancellato dall’albero genealogico”
“Abbiamo nascosto la chiave del vincolo — il ciondolo che la povera Anna Clara portava — murandolo lontano, e consacrando il luogo con segni di protezione. Non dovrà mai essere restituito. Se accadesse, non tornerà una ragazza innocente , ma la creatura che lo specchio ha fatto di lei. Per questo e‘ stata disposta la cancellazione anche del suo nome dal ramo parentale “
Alessia richiuse le carte, tremante. Non si trattava di liberare un’anima in pena, ma di aprire un sigillo.
Lo specchio
Eppure, il richiamo era troppo forte. Una sera, decise. Scese di nuovo nel salone orientale, davanti allo specchio.
La dama era lì, splendida e terribile. Al collo, la catena spezzata attendeva di essere ricomposta.
Alessia sollevò il ciondolo e lo appoggiò al vetro. Il cristallo lo accolse come acqua. La catena scivolò oltre la superficie e apparve attorno al collo della dama.
Un boato percorse la sala, i lampadari tremarono. Lo specchio si illuminò in un bagliore accecante. La dama sorrise e tese le mani.
Quando le dita gelide toccarono quelle di Alessia, la verità si rivelò: non era la marchesa a dover uscire. Era Alessia a dover entrare.
Il graffio sulla sua pelle si spalancò in un marchio a forma di mezzaluna. Una forza irresistibile la trascinò dentro il vetro. Mentre la sua immagine svaniva, la dama si trasformava: giovane, radiosa, viva.
Alessia comprese, troppo tardi. Non l’aveva liberata… l’aveva sostituita.
Epilogo
Oggi Villa Cicogna è comunale, aperta a concerti, mostre, cerimonie civili. Nelle visite guidate, la leggenda della “dama dello specchio” viene raccontata con leggerezza, tra aneddoti e sorrisi.
Un giorno, un gruppo di studenti entrò nel salone orientale. Tra i riflessi, una ragazza notò qualcosa che gli altri non vedevano: dietro il vetro, non una dama settecentesca, ma una giovane donna in abiti moderni. Jeans, giacca scura, occhi spalancati di terrore.
La sconosciuta premeva la mano contro il vetro. Le labbra si muovevano, senza suono, ma il messaggio era chiaro:
“Non lei… io.”
Poi lo specchio tornò immobile.
La ragazza non disse nulla. Ma da quel giorno, evitò sempre quella stanza.
Perché sapeva che nello specchio non c’era una leggenda.
C’era Alessia.

