Questa storia e’ stata inventata su sua ammissione da Domenico Bianchi, nonno di Angelica Colombo…. E’ più recente ma merita…

Subito dopo la villa Porzio, lungo via Cerano, parte una stradina di campagna che pochi percorrono anche oggi.

In fondo si trova un edificio basso, probabilmente una vecchia cabina Enel abbandonata.

Si dice che laggiù viva uno gnomo malefico.

Piccolo, gobbo, con la pelle grigia e tre fiammiferi piantati nel cranio al posto dei capelli.

Non sono simbolici: sono veri fiammiferi, lunghi e secchi, conficcati nella carne come chiodi.

Quando lo gnomo percepisce la cattiveria di un bambino — una bugia, un furto, una crudeltà — i fiammiferi si accendono da soli, friggendo nel buio come stoppini di zolfo.

Allora esce dalla sua tana e si muove nella campagna seguendo l’odore.

Ha il fiuto per i bambini cattivi: riesce a riconoscerli dal respiro, dal sudore, persino dai sogni.

Chi si è macchiato di qualcosa trova, il mattino dopo, un fiammifero bruciato davanti alla porta di casa o infilato tra le fessure della finestra.

È il suo segno.

Significa che lo gnomo lo ha fiutato.

E che, prima o poi, passerà di nuovo — per rapirlo e mangiarlo arrosto, come raccontano sottovoce i più anziani, con un mezzo sorriso e gli occhi che non sorridono affatto.

La storia non si racconta spesso, ma non è mai scomparsa del tutto.

Nelle notti di nebbia, quando i campi si riempiono di silenzio e l’aria sa di ferro e terra bagnata, qualcuno giura di aver visto, laggiù in fondo a via Cerano, una piccola fiamma tremolare.

Una sola, viva.

E allora tutti chiudono la finestra e fingono di non aver visto niente

Lascia un commento